Venezia e la città che muore

Venezia e la città che muore

13 Settembre 2026 0 di Makovec

Venezia si costruisce quasi in opposizione a Bisanzio. Non tanto per l’argomentazione o per la città anche lei a cavallo fra Europa o Oriente, quanto per la postura dei protagonisti. Se Filemazio è il narratore di Bisanzio, in Venezia abbiamo una donna che riecheggia il morire della città. Venezia che muore appoggiata sul mare e Stefania morta di parto urlando in un letto sudato di un grande ospedale. Una Venezia che si lascia affondare dolcemente nel mare la cui dolce ossessione degli ultimi suoi giorni tristi, Venezia la vende ai turisti e una donna che quasi il respiro inciampava nei denti. Una dicotomia fra la donna e la città che, nel corso delle parole e delle note, si rinsalda perché anche Stefania affondando ha lasciato qualcosa: ha lasciato un bambino. Una morte che segna l’inizio di una vita nuova, di un vagito di un bimbo che è nato. Storie non più sospese ma che si succedono in un affondare e riemergere, in un declinare dolcemente e un cambiamento impercettibile e quasi indolore per molti, compresi anche i parenti. Eppure è un passaggio che avviene, nel silenzio di una laguna, per le calle e i fondamenti di Venezia, di una città che risente molto dell’iperturistificazione e della disneyficazione. Una città meravigliosa agli occhi del turista distratto e consumista, ma anche una città malinconica, per certi versi oscura quando non si affaccia sul mare, persa nelle sue mille stradine e ponti. Una città densa di mistero, una città imbroglio che riempie la testa soltanto di fatalità, del resto del mondo non sai più una sega, Venezia è la gente che se ne frega! Stefania è un bambino, comprare o smerciare Venezia sarà il suo destino: può darsi che un giorno saremo contenti di esserne solo lontani parenti. In un gioco fra città e donna, fra Venezia e Stefania in cui non sai più se avvicinarti o prendere le distanze. Perché così sono le città, il loro racconto oscuro, il loro morire e saper anche morire. Perché, come tutti gli organismi e le organizzazioni, anche le città muoiono. La provocazione è se e come morire, ma ancora di più quale bambino ci sarà dopo le città. Chi ancora abiterà e come abiterà il mondo?