Gioacchino ed Anna, la coppia dopo tutto

Gioacchino ed Anna, la coppia dopo tutto

25 Luglio 2026 0 di Makovec

1Re 3,5.7-12; Sal 118; Rm 8,28-30; Mt 13,44-52

La storia di Gioacchino e Anna di cui questa domenica ricorre anche la festa è estremamente interessante anche in uno sguardo d’insieme alla liturgia della Parola di oggi. Nella Cappella degli Scrovegni ritroviamo l’incontro di Gioacchino ed Anna alla Porta Aurea di Gerusalemme. Un bacio intenso, dipinto da Giotto, che per un momento toglie Gioacchino ed Anna dalla loro posizione di vecchi nonni di una imbellettata Maria. Un incontro appassionato, di quelle coppie che ne hanno passate tante nella vita e le ha superate tutte, insieme. Gioacchino che viene cacciato dal Tempio di Gerusalemme perché sterile, Anna che si rammarica del non aver avuto il dono di un figlio. Entrambi ricevono l’annuncio dell’angelo, come Maria e Giuseppe, e si ritrovano alla Porta Aurea. È la storia di una coppia che sa che solo insieme si possono superare tutte le maree del mondo. È quella coppia che sa che la Sapienza di Dio non si misura con la vittoria, la carriera, con i molti anni, con la vendetta e il rancore. Ma una Sapienza antica, che addirittura Salomone aveva accolto, e che appartiene al discernimento del cuore, al rischiare la certezza per seguire una incertezza, come spesso molte coppie si trovano a vivere, giorno dopo giorno. Anna e Gioacchino non sono solo i nonni di Gesù, ma conservano il sapore di quella coppia che non si è arresa alla vecchiaia, che non ha pensato che il resto della vita fosse già segnato e predeterminato. Come quelle coppie vecchie, che pensano di sopportarsi a vicenda ormai più che di amarsi ancora. Ma la sopportazione è differente dall’amore, perché l’amore è da Dio, quell’amore che ha preso anche la storia di Gioacchino ed Anna e le ha trasformate, perché le ha conosciute come ricorda Paolo. Poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto, li ha anche predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli; quelli poi che ha predestinato, li ha anche chiamati; quelli che ha chiamato, li ha anche giustificati; quelli che ha giustificato, li ha anche glorificati. I passaggi di Paolo sono, infatti, un cammino di conoscenza della nostra vita in Dio. una conoscenza incerta, insicura, ma che quando vissuta insieme alle altre persone si rischiara, ci spinge anche a rischiare pur di seguire una rotta, pur di rimanere insieme. È il rischio della sapienza che spinge il mercante a comprare un intero campo solo perché c’è una perla al suo interno, solo perché ha trovato una singola perla. Un rischio della sapienza che sorge dall’abbondanza della vita, dallo splendore e dalla delizia, come ricorda il Salmo: venga a me la tua misericordia e io avrò vita, perché la tua legge è la mia delizia. Non dei precetti chiusi in se stessi, non una presa di posizione ideologica, non una visione monotona della storia, ma una differenza e una molteplicità che raccontano la bellezza, che ci prendono e ci coinvolgono. Così, come Gioacchino ed Anna hanno rischiato tutto pur di seguire il sogno di un annuncio nuovo, dell’annuncio di una figlia, così si rischia per il Regno dei Cieli, per tutto ciò che rimane di più vero e autentico, di più vivo e profondo dentro di noi, quando tutte le tempeste sono passate. Allora, alla fine della vita, ciascuno di noi potrà tirare fuori cose nuove e cose antiche, come scribi sapienti.