Due amori, due Città
Un’ultima riflessione, per il momento, merita ancora Magnifica humanitas sul tema della città. Riguarda la relazione fra i due amori che papa Leone richiama nella costruzione delle due città. Il momento in cui si nota maggiormente l’impronta agostiniana del Pontefice con la ripresa del De Civitate Dei di Agostino. Interrogarci su questa alternativa di progresso e sul nostro modo di interpretarlo e viverlo significa sempre, in fondo, interrogarci anche sul nostro cuore. Il modo in cui pensiamo e strutturiamo le relazioni, il lavoro, le istituzioni, infatti, manifesta i nostri valori fondamentali e, in ultima analisi, nasce da ciò che ci sta più a cuore. È un amore che ci guida: quello che amiamo davvero, sia come singoli che come società, orienta la nostra vita e il nostro agire. Sant’Agostino descrive la storia umana come luogo di lotta tra due amori, che hanno costruito due modi di abitare il mondo e di convivere, due “città”: da un lato l’amore di Dio e del prossimo, dall’altro l’amore unicamente di sé. «Due amori fecero due città: la città terrena l’amore di sé fino al disprezzo di Dio, la città celeste l’amore di Dio fino al disprezzo di sé». Come in tutta la storia umana, anche oggi questi due amori lottano nel nostro cuore per il predominio. Il tempo dell’IA non sfugge a questa regola: la costruzione di Babele o quella di Gerusalemme inizia in ciascuno di noi (MH 130). E questo ci riporta ad una sorta di metafisica della città, dove non parliamo più di una singola città ma di un fondamento della Città. Due amori, secondo Agostino, che formano due Città, ma due Città che vivono insieme, mischiate l’una all’altra, l’una nell’altra. Come il grano con la zizzania, per ricordare una immagine evangelica. E se ci sono due Città, allora è anche vero che queste due Città non sono due mondi suddivisi e suddivisibili, ma un solo intreccio di luce e ombra, dove non siamo condannati all’impotenza ma educati allo sguardo. A guardare quella parte di Città di Dio presente nella Città degli umani e quella parte di Città degli umani che cerca di riflettere la Città di Dio. Ma questo è possibile solo partendo da una sana visione della realtà, dalla cementificazione selvaggia, dalla crisi abitativa, dalla mentalità estrattiva dei territori, dal neofascismo politico, dalla militarizzazione delle strade, dalle percezioni di insicurezza e dalle architetture ostative. Da tutto ciò che riflette una miseria umana e che invoca ancora il bisogno d’amore e di redenzione.