Traversate
1Re 19,9a.11-13a; Sal 84; Rm 9,1-5; Mt 14,22-33
Nei giorni scorsi, una mia amica di nome Rossella, ha compiuto la traversata dello Stretto di Messina a nuoto. Cinque kilometri di traversata, bracciata dopo bracciata. Nel suo racconto, alla fine della traversata, mi ha detto che hanno incontrato una corrente contraria, delle onde fastidiose, e anche nel tragitto li hanno spostati sempre più in laterale. E mi è piaciuta questa storia perché si tratta di una traversata, di un semplice passaggio da una costa all’altra vedendola sulla mappa. Eppure, in quella traversata, in quel passaggio, non sai mai cosa incontri, cosa puoi trovare. Correnti, onde, crampi, fatiche, difficoltà nella respirazione. Occorre essere ben allenati anche per una piccola traversata di cinque kilometri. E nonostante l’essere ben allenati, il rischio è sempre presente, come ci racconta il Vangelo di oggi. Anche qui si racconta di una traversata a cui Gesù costringe i suoi discepoli, mentre lui si ritira in disparte, da solo a pregare. E nonostante i discepoli fossero per la maggior parte pescatori e marinai, la barca è agitata dalle onde, dista molte miglia dalla terra ferma e tutti credono di essere perduti, fino a quando non vedono Gesù camminare sulle acque e venire incontro a loro. Un imprevisto nella traversata che assomiglia spesso alla vita di tutti i giorni. Programmiamo tutto, pensiamo di avere tutto sotto controllo, poi avviene un passaggio, una traversata in cui le correnti sono contrarie, in cui mi perdo, in cui la barca sembra rovesciarsi e tutta la nostra perizia e professionalità viene meno. Perché ci sono degli avvenimenti imprevisti, delle tempeste e delle ondate nella vita in cui tutti i parametri saltano, in cui si naviga a vista, in cui sembra di essere sopraffatti e tutti i protocolli, i nostri schemi mentali, le nostre risposte precompilate vengono spazzate via. È la stessa cosa che è avvenuta ad Elia, quando esce dalla caverna e si mette alla presenza del Signore. Dopo aver ucciso tutti i profeti di Baal, dopo una vittoria schiacciante dinanzi a tutto il popolo viene perseguitato dalla regina Gezabele e sente la necessità di scappare via, di nascondersi. E, allora, il Signore si rivela. Ma non nel fuoco, non nella tempesta, non nel vento, ma in un sussurro di brezza leggera, alla fine di una tempesta. Un sussurro che muove le fronde degli alberi, impercettibile ma che racconta di una esperienza che trasforma completamente la vita. Quell’esperienza in cui Dio non è più la mano vincitrice, lo sterminatore di popoli, l’abbattitore dei nemici, ma una carezza sul volto, una pace che bacia la giustizia e che fa germogliare la verità. Elia vive in questo momento una nuova esperienza di Dio, completamente differente da quella che aveva immaginato, una traversata in cui le onde e le tempeste lasciano spazio ad una bonaccia e ad una pace che ti fa crescere, che rende più adulti anche nella fede oltre che nella vita. Un momento di passaggio, una traversata che anche Elia compie e che gli permette di crescere. Una traversata che ritroviamo compiuta anche in Paolo e che rileggiamo nella sua sofferenza quando esclama: Fratelli, dico la verità in Cristo, non mento, e la mia coscienza me ne dà testimonianza nello Spirito Santo: ho nel cuore un grande dolore e una sofferenza continua. Vorrei infatti essere io stesso anàtema, separato da Cristo a vantaggio dei miei fratelli, miei consanguinei secondo la carne. Perché gli israeliti non hanno compiuto la traversata, sono rimasti lì fermi pensando che solo quella riva fosse la parte giusta. Ed è una dimensione molto pericolosa perché il rischio è quello di fare del mondo interno la propria riva, la propria proprietà, non credendo necessario uscire di lì, compiere un passaggio. Ma per noi che siamo, in quanto battezzati, in una continua traversata da questo mondo all’altro, allora gli imprevisti, le tempeste, i dubbi e le paure sono condizione, paradossale, anche per incontrare il Signore Gesù, che continua a camminare sulle acque dei nostri mari agitati, di quelle tempeste che ci portiamo dentro anche quando gli altri non le vedono. Ma abbiamo bisogno di un Gesù che cammini sulle acque del nostro mare, che continui a camminare sulle acque del nostro male, per farci risorgere con lui.