Neemia, una città da ricostruire
La seconda immagine che papa Leone propone è più di nicchia. Un racconto che viene letto durante le celebrazioni eucaristiche ma che non ha la stessa fama di Babele. È il racconto di Neemia. Il libro di Neemia, a sua volta, si apre in un momento di grande vulnerabilità nella storia dell’antico Israele. Dopo l’esilio babilonese, una parte del popolo è tornata a Gerusalemme, ma la città è ancora in rovina, le mura sono crollate e le porte bruciate (cfr Ne 1-2). Neemia, un ebreo al servizio del re persiano Artaserse, riceve la notizia dello stato disastroso della città dei padri. Prima di agire, digiuna, prega, intercede per il popolo; poi chiede al re il permesso di tornare a Gerusalemme e, giunto sul posto, esamina in silenzio i luoghi distrutti. Non impone soluzioni dall’alto. Convoca le famiglie, affida a ciascuna un tratto di muro da ricostruire, ascolta le paure, coordina gli sforzi, fronteggia le opposizioni. Il racconto mostra come la città rinasca non grazie all’iniziativa di una singola persona, ma attraverso la responsabilità condivisa di tutto il popolo: sacerdoti, artigiani, capifamiglia, donne e giovani. È un’opera che ha Dio al centro e ricostruisce i legami prima ancora delle pietre. L’antica Gerusalemme ritrova così una lingua comune, non quella dell’uniformità, ma quella della comunione: l’armonia che nasce quando ciascuno si assume la propria parte e tutto il popolo riconosce che la sua forza viene dal Signore. Siamo dinanzi ad una città in rovina. Una situazione concreta, una realtà che esiste dinanzi a noi e che, tuttavia, necessita di una visione. Ecco, il primo momento del libro di Neemia è legato a questo ritorno alla città e ad una città che ha bisogno di essere ricostruita. Una città che non necessita di una singola persona per essere ricostruita ma dell’aiuto di tutti. Neemia è semplicemente una persona che ha un suo stile di vita fondato sulla relazione con Dio e che, al tempo stesso, inizia a ricostruire i legami presenti in città. Legami che coinvolgono le persone, che dicono un ascolto di ognuno e una preziosità che non risiede nelle pietre o nei materiali ma nel valore della persona. Non si tratta di costruire una città, ma di ricostruire. Prima differenza fondamentale fra Babele e Gerusalemme.
Quante “città” distrutte riconosciamo intorno a noi e spesso dentro di noi.
Signore fa che sorgano nuovi Neemia che ci insegnino a ricostruire 🙏