Una vigna da godere

Una vigna da godere

3 Ottobre 2026 0 di Makovec

Is 5,1-7; Sal 79; Fil 4,6-9; Mt 21,33-43

Uno dei prodigi, forse meno conosciuti, operati da san Francesco riguarda proprio una vigna. Nel 1225, mentre soffre di una grave malattia agli occhi, contratta in Terra Santa, va a Rieti per farsi curare dai medici della zona. Dopo aver rifiutato gli appartamenti papali, si stabilisce nell’umile chiesa di san Fabiano, con accanto una vigna. Molta gente accorre a vedere Francesco e, nella baraonda che si crea, la vigna del parroco viene distrutta e molti iniziano a mangiare gli acini della vigna. Il povero parroco guarda la vigna ormai vandalizzata e Francesco gli promette che da quei pochi acini rimasti avrà una produzione di vino superiore a quella delle annate migliori. E così avvenne! Un prodigio che ci riporta, oltre la straordinarietà dell’evento, una immagine importante della Scrittura: la vigna. Il luogo prediletto da Dio, il luogo che Dio in persona coltiva, il luogo preferito, simbolo della casa di Israele. La vigna del Signore degli eserciti è la casa d’Israele; gli abitanti di Giuda sono la sua piantagione preferita. Egli si aspettava giustizia ed ecco spargimento di sangue, attendeva rettitudine ed ecco grida di oppressi. Parola di enorme attualità anche oggi e ancora oggi, basti pensare a Gaza. La vigna è il luogo di cui il Signore si prende cura, è il canto d’amore, il diletto, il terreno non dove fare agricoltura intensiva ma dove piantare una qualità altra e differente. Voglio cantare per il mio diletto il mio cantico d’amore per la sua vigna. Il mio diletto possedeva una vigna sopra un fertile colle. Egli l’aveva dissodata e sgombrata dai sassi e vi aveva piantato viti pregiate; in mezzo vi aveva costruito una torre e scavato anche un tino. Ma quella qualità si trasforma in mediocrità. Il valore di una vigna che offre e può offrire grandi risultati ecco che assume i contorni di una dimensione scadente, tanto che Dio stesso ne rimane deluso e non sa più cosa fare. Perché il simbolo della vigna non è solo immagine di un qualcosa che viene coltivato, ma anche segno di abbondanza, di qualità, di intimità con Dio, di una vita degna perché vita, perché bella. Una vita da assaporare come il vino, per cui gioire come la festa. Ecco che diviene una vita che sa di poco, una vite che non produce altro che mediocrità e oppressione. Ecco perché Gesù stesso riprende la parabola dei vignaioli che credono che la vigna sia una loro proprietà privata, che la vigna sia un loro possesso, fino a diventare un cerchio chiuso, fino ad assumere i contorni di una cerchia ristretta di persone. Perché quando dimentichiamo che la vigna ci viene data in affitto, che nulla è nostro e che noi siamo chiamati solo ad amministrare beni non nostri, ecco che diviene possesso ed ecco che, al tempo stesso, diviene tutto un deserto. Privatizzare un bene significa, spesso, fare il deserto intorno a sé, fino ad arrivare ad uccidere, come i vignaioli. Ed è in questa paradossalità per cui i vignaioli, volendo uccidere il Figlio, ne colgono l’eredità stessa, che ritroviamo anche il mistero della croce, il mistero di Colui che si è fatto scartato, di quel Gesù che è testata d’angolo anche per la costruzione di un tempio nuovo, di una vigna nuova, di una Chiesa in cui anche Francesco d’Assisi risplende. Ma è questa la vita santa che ha vissuto e che viviamo noi oggi. Quella vita santa che ci permette di gustare fino in fondo il mistero di Cristo senza mai comprenderlo ed esaurirlo. Quella vita santa raccontata da Paolo: E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù. In conclusione, fratelli, quello che è vero, quello che è nobile, quello che è giusto, quello che è puro, quello che è amabile, quello che è onorato, ciò che è virtù e ciò che merita lode, questo sia oggetto dei vostri pensieri. Questo significa poter abitare e riabitare la vigna, far crescere anche da quei pochi acini che rimangono, un raccolto abbondante, una vita nuova da gustare e per cui festeggiare, perché è una vita in cui, come ricorda il Salmo, risplende a noi il volto di Dio. Da te mai più ci allontaneremo, facci rivivere e noi invocheremo il tuo nome. Signore, Dio degli eserciti, fa’ che ritorniamo, fa’ splendere il tuo volto e noi saremo salvi.