Sapienza e stupidità
Sap 6,12-16; Sal 62; 1Ts 4,13-18; Mt 25,1-13
In un suo commento alla parabola delle dieci vergini, Luciano Manicardi riporta una frase di Bonhoeffer: “Per il bene la stupidità è un nemico più pericoloso della malvagità. Contro il male è possibile protestare, ci si può compromettere, in caso di necessità è possibile opporsi con la forza, ma contro la stupidità non abbiamo difese. Qui non si può ottenere nulla, né con proteste, né con la forza; le motivazioni non servono a niente. Ai fatti che sono in contraddizione con i pregiudizi personali semplicemente non si deve credere e quando sia impossibile sfuggire ad essi, possono essere messi semplicemente da parte come casi irrilevanti. Nel far questo lo stupido, a differenza del malvagio, si sente completamente soddisfatto di sé; anzi, diventa addirittura pericoloso, perché con facilità passa rabbiosamente all’attacco. Perciò è necessario essere più guardinghi nei confronti dello stupido che del malvagio”. La differenza fra le cinque vergini sagge e le cinque stolte è proprio la stupidità. Le stolte, infatti, non si rendono conto che lo Sposo potrebbe tardare, anzi pensare di entrare subito nella stanza delle nozze, subito si sarebbero aperte loro le porte. Invece non avviene così. Anzi lo Sposo tarda e arriva all’ora più buia, nel momento in cui nessuno può aprire la porta, in cui tutti si sono sistemati per la notte. Proprio in quel momento giunge lo Sposo. Non è uno Sposo che arriva immediatamente ed apre le porte e loro non sono ad una sfilata di moda, dove pensavano di avere la strada già spianata. Sono donne che escono con le lampade non solo per vedere, ma anche per vegliare, per rimanere visibili durante la notte. La differenza in questo piccolo drappello è quel vasetto di olio, quel piccolo vasetto che serve nel momento più tenebroso. È il simbolo della saggezza, il segno delle donne sagge, che prevedono, che alimentano la lampada della fede attraverso la sapienza e sono loro che entreranno nel Regno, nella Festa di Nozze. Una parabola che ci insegna come la fede da sola non basti, come la fede abbia bisogno di sapienza, di saggezza, di un sondare, di un pensiero critico, di un meditare e tentare di prevedere cosa sarà. In questo consiste la possibilità di approfondire la fede, di non credere che la fede da sola e che quelle quattro cosette che diciamo possano bastare a non far spegnere la lampada. La fede si alimenta nella saggezza, si alimenta di quella sapienza di cui ci ha parlato la Prima Lettura. La sapienza è splendida e non sfiorisce, facilmente si lascia vedere da coloro che la amano e si lascia trovare da quelli che la cercano. Una sapienza che si lascia cercare facilmente, una sapienza che non è faticosa o elitaria ma si lascia incontrare, trovare da chi si alza di buon mattino e giorno dopo giorno vi si applica. Non è una sapienza che rimane inaccessibile, simile a quella di culti misterici, riservati a pochi. Ma una sapienza che ha un volto e un nome, che è Gesù Cristo, e che non chiede solo di credere in lui ma di seguirlo come discepoli. Noi siamo discepoli di una persona perché impariamo la saggezza da lui, impariamo ad amarlo perché ci insegna come vivere e, stando a quello che dice Paolo, anche a morire. Non vogliamo, fratelli, lasciarvi nell’ignoranza a proposito di quelli che sono morti, perché non siate tristi come gli altri che non hanno speranza. Se infatti crediamo che Gesù è morto e risorto, così anche Dio, per mezzo di Gesù, radunerà con lui coloro che sono morti. Non una morte nella disperazione, ma una morte che abbraccia la vita e che fa parte della vita. Una morte nella morte di Cristo, una morte che attende la resurrezione nella resurrezione di Cristo. Questa è la nostra vita e la nostra morte, il modo di essere al mondo e il pregustare il Regno, di lavorare nella Sapienza e desiderare la Sapienza, come annuncia la preghiera del Salmo: O Dio, tu sei il mio Dio, dall’aurora io ti cerco, ha sete di te l’anima mia, desidera te la mia carne in terra arida, assetata, senz’acqua. Una Sapienza e Saggezza che alimenta la fede e non la annulla. Una Sapienza che ci permette di lottare contro la stupidità dilagante, contro la mediocrità del dovere, contro il nulla che inghiotte se stesso fino a lasciarci nel buio. Una fede alimentata dalla Sapienza, in attesa dello Sposo, che è Cristo Risorto.