Bologna, la vecchia signora
Una vecchia signora, dai fianchi un po’ molli. Una città che si confonde con le altre, una città che è molto più di se stessa, che insegna a vivere e a guardare il mondo. Una città non fatta solo di strade, portici, palazzi, ma che si può respirare, che ha quell’odore di rive gauche parigina. Tutto questo è Bologna, la Bologna di Francesco Guccini. Una città con cui il nostro autore ha intessuto un rapporto tutto particolare, di modenese volgare nato e vissuto in un piccolo paese di montagna e sceso in città per studiare all’università. E come per tutti coloro che giungono in una città universitaria, ancora oggi, la città apre ad esperienze nuove, a culture differenti, aprendo di volta in volta la mente alla conoscenza. Ed è così che la Bologna di Guccini si mescola alla Parigi bohemien. Bologna per me provinciale Parigi minore, mercati all’aperto, bistrots, della “rive gauche” l’odore, con Sartre che pontificava, Baudelaire fra l’assenzio cantava, ed io, modenese volgare, a sudarmi un amore, fosse pure ancillare. Però che Bohéme confortevole giocata fra casa e osterie, quando a ogni bicchiere rimbalzano le filosofie. E Via giù fra canti e osterie, fra filosofie e bicchieri di vino, fra letteratura e vita quotidiana. Bologna è la città che apre la mente portico dopo portico, è una Vecchia Signora, crocevia d’Italia, confusa e legata a migliaia di mondi diversi. È una cultura che non si è fatta brand ma stile di vita, piazza e comunità, dialogo e prosa. La Bologna di Guccini, ovviamente, non è la Bologna dei piani urbanistici, non è la Bologna dei tecnici, come non è neanche la Bologna reale con i suoi problemi di gestione come tante altre città. La Bologna di Guccini è quella Signora che ti culla fra le sue cosce, fatte di portici. È quella città in cui leggere e rileggere storie, lotte, esperienze, prospettive di futuro e scorci di profondità. È la città, donna emiliana di zigomo forte, che sa di quell’umiltà di campagna come anche di una ricchezza che non diviene tutto. È quella città che ti forma da giovane ragazzo universitario, che si imprime dentro di te e che racconta di una postura, di uno sguardo estremamente politico sul mondo e sulla vita. La città dei vecchi imberiaghi e dei morti per sogni davanti al tuo Santo Petronio, la città che ha una sua storia di contestazione e carattere, ma anche che sa essere accogliente con il mondo intero. Una città che, oggi, è fiera ancora delle sue radici partigiane e delle sue ferite inferte dalla violenza fascista. Forse la Bologna di Guccini rimarrà sempre la sua esperienza di Bologna, ma forse è anche questa una città. Non solo l’oggettività di un piano urbano, ma l’esperienza che se ne fa e poche città sanno imprimersi dentro e raccontarti dentro come Bologna.
“Capace d’amore, capace di morte.”
Quel 2 agosto del 1980, quella bomba, in quella stazione ferroviaria che e’ lo snodo nazionale di ogni destinazione italiana, fu l’avvertimento a non violare le volontà di Yalta, a non provarci.
Una preghiera per tutte le vittime innocenti di quel vile attentato.