Parrocato e prossimità
Una delle dimensioni che maggiormente caratterizzano il parroco nella realtà sociale contemporanea è la prossimità. Se non basta più il ruolo, se la dimensione sacrale man mano viene meno, ciò che davvero rende ancora il parroco credibile è la sua presenza sul territorio. Non solo nella struttura parrocchiale, ma nel quartiere divenendo voce delle persone del quartiere stesso. Voce che ascolta, voce che si fa valere e raggiunge anche una credibilità politica quando si confronta sui problemi e sui temi di cui le persone hanno bisogno, dalla mancanza di lavoro allo spaccio di droga, dalle crisi famigliari alla solitudine degli anziani. In modo particolare, il parroco è colui che si fa voce di tutte le persone scartate che vivono nel quartiere, è colui che acquista credibilità sul campo del quartiere e non più dalla quantità di messe che celebra. Assistiamo, sembra, ad un processo di smantellamento della sacralità del presbitero in favore di una credibilità che si acquista rimanendo sui territori, conoscendo le persone, assistendo le famiglie, visitando gli anziani che non possono più uscire di casa o quelle persone costrette a ritirarsi dalla sfera pubblica perché costrette a rimanere a letto. Dal punto di vista sociale, dunque, il parroco sembra acquisire ancora un senso sia per le persone che vivono un cammino di fede ma anche per le persone che non credono nella misura in cui dimostra delle competenze umane e culturali che gli permettano di essere animatore di comunità. Una comunità che non è solo quella della parrocchia ma che si allarga al quartiere. Ecco, allora, se vogliamo osservare la figura del parroco oltre la dimensione sacramentale e fuori dal contesto di fede, il compito che può ancora svolgere è quello di essere animatore di comunità nei processi sociali e politici non solo della parrocchia ma del quartiere stesso. Un ruolo ben più complesso in quanto richiede competenze che esulino dalla semplice amministrazione sacramentale e giuridica della parrocchia e che si intrecciano con la pedagogia, la sociologia, la relazione fra lavoro ed economia, la conoscenza della cronaca globale e locale. Nel cambiamento d’epoca, il processo che vive il parroco sembra essere irreversibile per cui non possiamo più aspettarci dei preti impreparati, clericalizzati, che pensano di poter basare la loro autorevolezza su qualche forma di sacralità imposta dall’alto. Al massimo questo può andar bene per quelle (poche) persone che frequentano le parrocchie e che sembrano essere una fetta molto risicata delle persone che abitano in un quartiere. Un processo, dunque, molto complesso e delicato che vede un cambiamento del compito delle parrocchie, un rivolgimento di tutta la pastorale in chiave sociale, ma anche della figura del parroco come animatore di comunità in termini di prossimità. In modo particolare di quella prossimità invisibile fatta di anziani, di ammalati, di indigenti che vedono nella parrocchia un luogo di riferimento, nel parroco un volto amico, esperto in umanità, come affermava Paolo VI della Chiesa intera. E se vogliamo, un parroco umano riesce a rendere anche un quartiere più umano, più solidale, più prossimo, più politico.
Perfettamente d’accordo. Il parrocco come mediatore sociale. Il sistema urbanistico della Chiesa con la divisione in Parrocchie per Quarieri permette di incrociare tutte le realtà urbane, tutti gli agglomerati sparsi nel territorio. Nel territorio si svolgono tutte le pratiche sociali quotidiane, La chiesa intercetta attraverso le Parrocchie tutte le problematiche sociali e tutti i ceti sociali, Hanno un ruolo fondamentale….