La tomba Brion, mèta di una partenza

La tomba Brion, mèta di una partenza

14 Dicembre 2025 3 di Makovec

Il solo protagonista che, ne Le città di pianura, sembra avere una mèta è Giulio. Più che una mèta si tratta di un desiderio, desiderio che vorrebbe realizzare con una ragazza di cui è innamorato e che si laurea in architettura. Il desiderio è visitare il Memoriale Brion o Tomba Brion situato a San Vito frazione di Altivole in Provincia di Treviso. Il suo desiderio è andare a visitare questa tomba con la ragazza di cui si è innamorato. Seppur possa sembrare una visita macabra o un luogo poco consono per un appuntamento romantico, l’esperienza diretta di amici e parenti architetti non fa risuonare questa richiesta così strana. Ci sono architetti che portano le loro fidanzate o architette che costringono i loro fidanzati anche a visitare monumenti funebri o cimiteri, alcuni anche di un certo stile e spessore architettonico ed esistenziale come è la Tomba Brion, opera di Carlo Scarpa. Tuttavia, se la richiesta di Giulio non è, in realtà, tanto inusitata fra gli architetti, ciò che stupisce è la compagnia con cui Giulio si trova a visitare la tomba. Non la ragazza amata ma Doriano e Carlobianchi, veneti che non hanno mai messo piede in un monumento del genere, appartenente al loro territorio e famoso in tutto il mondo. Un fenomeno che spesso accade proprio a chi abita un territorio è quello di non accorgersi più della bellezza e dell’importanza che questo ha e in cui si è strutturato. Spesso abbiamo bisogno di un visitatore estraneo, di un passeggero, di uno straniero o di uno sguardo formato per guardare ciò che non riuscivamo a vedere del territorio che abitiamo. La richiesta di Giulio, poi, nasce da un cartello sulla strada, simile a tanti altri cartelli presenti sulle strade di pianura, col quel marroncino ad indicare un luogo di interesse storico. Questa è la sola indicazione che, agli occhi di Giulio, risalta, rispetto a tutte le città di pianura, rispetto a tutto il deserto emotivo e le vite sospese che i tre protagonisti stanno vivendo. La mèta diviene una tomba, la direzione sembra essere verso un cimitero. Eppure, la Tomba Brion non è solo la destinazione della morte, ma è un luogo che racconta la vita, un luogo che narra della vita di questi due coniugi Brion. Nelle alternanze fra la gravità del cemento e la leggerezza degli specchi d’acqua, la Tomba Brion racconta una danza fra la vita e la morte, un intreccio di eterno all’incrocio di due cerchi indirizzati verso una apertura nuova. Ed è questa mèta, la sola mèta del film, nascosta a chi frequenta abitualmente il territorio, che permette di ripartire.