Esiste veramente l’amore universale?

Esiste veramente l’amore universale?

14 Febbraio 2026 1 di Makovec

Sir 15,16-21; Sal 118; 1Cor 2,6-10; Mt 5,17-37

In una scena de La messa è finita di Nanni Moretti, il papà di Giulio, il prete che torna a casa dopo una esperienza fuori, in un’altra parrocchia, si chiede: “Stavo pensando all’amore universale, esisterà veramente? Voi preti che ne pensate?”. E Giulio risponde: “Noi preti pensiamo di sì, ed io anche!”. È la frase chiave per comprendere tutto il successivo svolgimento del film fra incomprensioni, rinunce, porte in faccia, crollo delle certezze e sgretolamento delle relazioni. Tanto che, alla fine del film, la domanda del papà rimane ancora dentro: “Esisterà veramente l’amore universale?”. Nei giorni scorsi mi sono trovato a pranzo con un mio caro amico e ci chiedevamo quasi la stessa cosa: come mai nonostante ci siano valori universali, continuiamo a scannarci fra di noi, i ricchi continuano ad esercitare il proprio dominio sui poveri, gli invisibili e gli scartati a rimanere tali. Nello stesso giorno, poi, in un confronto con una mia amica Sorella Povera di Santa Chiara, ammettevo che, oggi, lo sforzo che sento di star vivendo è proprio l’amore per chi non lo merita, per coloro di cui faccio ancora fatica a fidarmi. Rileggendo tutto questo alla luce della Parola di questa domenica, però, sono consapevole di un elemento importante della nostra vita di fede: che siamo in cammino. I precetti del Signore, la perfezione a cui siamo chiamati, ha bisogno più di uno sforzo, di un esercizio, di una pratica che di una cieca ubbidienza. I precetti del Signore, come ci ha ricordato il Salmo, sono da custodire e cercare, non sono uno schema di riferimento a cui sottostare. I precetti, come l’amore universale, sono una via che ha bisogno di essere praticata, giorno dopo giorno. Una via che richiede anche uno sforzo da parte nostra, anche uno scomodarsi, anche l’assunzione di un rischio in vista di un fine che è più grande di noi. Uno sforzo, però, non solo delle nostre forze, ma anche della grazia dello Spirito Santo e della comunità ecclesiale. Perché non si tratta di una sapienza di questo mondo, afferma Paolo. La perfezione non è da intendere come una perfezione morale, come una sorta di principii a cui sottostare. Perché il rischio è quello di fare pubblico sfoggio di principii e continuare a praticare vizi privati, compromessi facili da poter sfruttare, sotterfugi per salvare la faccia. I precetti del Signore sono un allenamento alla libertà, ad una libertà non nel fare quello che voglio, una libertà piatta e pericolosa. Ma quella libertà che è frutto di discernimento, di scelte, di allenamento, di affinamento di se stessi. Una pratica della libertà che, come ricorda il Siracide, vede dinanzi a noi il bene e il male, la vita e la morte: ad ognuno sarà dato ciò che piacerà. Ci è stato dato di scegliere anche fra la vita e la morte, ma non di peccare, ovvero di non fare della nostra libertà un pretesto per affliggere le altre persone. La libertà, infatti, non è nella trasgressione al comandamento, ma nella capacità di vederne il pieno compimento in Cristo Gesù, nell’assomigliare a lui che è il compimento della Legge. Non significa sottostare o semplicemente rispettare delle leggi ma avere la capacità di andare anche oltre, di allargare lo sguardo, di capire che non uccidere, non commettere adulterio e così via, non sono solo divieti ma punti di partenza per incontrare le altre persone. così, in un mondo che a stento si attiene alle leggi che egli stesso produce, che vede ricchi spadroneggiare sempre più sui poveri, che vede tante brave persone impegnarsi per il rispetto di tutti, noi siamo chiamati a vedere quell’amore universale in Cristo Gesù e a non darlo già per acquisito. Occorre smuoversi, entrare nelle pieghe della storia, in ciò che avviene, anche nell’impotenza di una vita che fa fatica e praticare quell’amore universale nei confronti dei nostri fratelli e sorelle. Solo così anche l’offerta a Dio sarà un’offerta gradita, perché è segno di riconciliazione con il proprio fratello e sorella, anche quando questo costa fatica, anche quando sappiamo che è difficile, anche quando sembra non meritare tutto questo. Ma è quell’amore universale che non solo tiene insieme il mondo, ma ci smuove per andare incontro alle altre persone.