Avvolti in fasce, da morte a resurrezione
Is 52,7-10; Sal 97; Eb 1,1-6; Gv 1,1-18
Quest’anno la Natività di Gesù è strettamente legata alla sua Passione, Morte e Resurrezione. La tradizione della Chiesa ci fa leggere già nell’essere avvolto in fasce e deposto nella mangiatoia, quel Gesù che verrà avvolto in un lenzuolo e deposto in un sepolcro. Ma se la Tradizione della Chiesa ha ben chiaro questo elemento, come anche l’esegesi biblica, quest’anno è la stessa storia che ci mette dinanzi a tutto questo. Una natività che vede donne abbracciare bambini avvolti in fasce che sono già sudari di morte, a Gaza. Foto che hanno fatto il giro del mondo e che, oggi, sembrano cadute nel dimenticatoio, perché, almeno a Natale, non vorremmo ricordare l’orrore. Eppure, è proprio il Natale del Signore che trasforma l’orrore in una speranza nuova, proprio il Natale che infonde speranza lì dove sembra non essercene più e dove facciamo i conti con il deserto del reale. Le rovine di Gerusalemme di ieri, sono le macerie di Gaza di oggi. Quelle rovine che attendono ancora un messaggero di speranza, quel Messaggero che per noi è il Cristo e che non possiamo smettere di annunciare come Messia di pace. Perché il mondo ha bisogno di pace, abbiamo bisogno di ricomporre in noi la pace, anche nelle nostre relazioni troppo avvezze a rancori, conflitti, brame di vendetta. Abbiamo bisogno di pace per tornare alla realtà, per tornare a riconoscere che l’importante non è l’apparenza per nascondere il nulla e la miseria, ma l’apparizione del Verbo che era presso di Dio, che è Dio e che si è fatto visibile ai nostri occhi. Quella luce differente da ogni luce, quella luce che ci fa assaporare vita e che non ci giudica, come tutte le altre luci elettroniche o digitali a cui ci stiamo miseramente abituando. Quella luce che è gloria di Dio, quella luce che si rivela oltre ogni luce, che contagia con la sua luce. Quella luce che è gloria e che, come ricorda la Lettera agli Ebrei: Egli è irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza, e tutto sostiene con la sua parola potente. Cristo è l’irradiazione del Padre, generato e non creato, per questo la sua Parola sostiene il mondo, la sua Parola è ciò che ci permette di essere e di esistere. La sua Parola che si rivela molte volte e in diversi modi, nei tempi antichi come oggi. Quella Parola che quando non viene ascoltata ci fa cadere in un vuoto assordante per cui occorre stare a galla facendo vedere chi siamo e come siamo. Luce, Gloria, Parola che racconta ancora il rivelarsi di Dio, il suo rivolgerci la Parola e il nostro venire alla Luce. Per come siamo, senza temere di essere giudicati, senza paura di fare brutta figura, senza aver bisogno di eccedere per attirare l’attenzione, per dire che, in qualche modo, io ci sono a questo mondo. È una luce gratuita, una luce che riverbera, una luce che consola. Una Luce in cui vedere Dio, quel Dio che nessuno ha mai visto e che solo nella Luce del Figlio, nella sua carne, possiamo intravederlo attraverso lo Spirito. così, anche quel pianto di disperazione, anche quei bambini avvolti in fasce, anche quella strage degli innocenti che continua a perpetuarsi ancora oggi, non cadrà nell’abitudine di immagini che non dicono più nulla tranne che la nostra impotenza e complicità. Ma saranno immagini che guarderemo dallo sguardo di Dio, dallo sguardo di questo Messia bambino che, venuto nella carne, ha illuminato la realtà, ha illuminato anche l’orrore di cui siamo capaci, anche ogni nostra morte. Perché possa risorgere.
Auguro un sereno natale
Che l’orrore che ha sconvolto dal 6 dicembre la mia famiglia si trasformi in speranza
Pregate x la mia Rebecca