In spirito missionario dalle periferie

In spirito missionario dalle periferie

21 Settembre 2025 2 di Makovec

Se abbiamo già provato a citare una esperienza educativa come Foqus, ci occorre subito ricordare che vi sono tante buone prassi disseminate nei territori, tante persone che si occupano di educazione, credenti e non credenti, tanti approcci, molteplici talenti e possibilità che possono raccogliere e che ogni giorno raccolgono la sfida di fronteggiare le molteplici miserie umane nelle periferie. Tuttavia, il primo passaggio per affrontare, nel nostro specifico, le molteplici povertà in quella dimensione di gratuità/gratitudine che caratterizza la Congregazione è la spiritualità. E qui mi rifaccio non solo alla forma spirituale di Madre Antonia, ma ad un altro abitante di Ivrea che è stato Adriano Olivetti (1901-1961), imprenditore, ingegnere e politico italiano. Un uomo che ha conosciuto bene l’industrializzazione e l’alienazione umana della fabbrica che porta al degrado, alla fame, all’anonimato. In un suo discorso del 1956, Olivetti scrive:

Quando l’azione politica cristiana è legata solo apparentemente alle forme spirituali e non si risolve in un corpo organizzato, in una comunità concreta, nel suo ordinamento che si svolge in ordini spirituali, a nulla valgono gli sforzi isolati degli uomini di buona volontà. Noi tutti crediamo nel potere illimitato delle forze spirituali e crediamo che la sola soluzione alla presente crisi politica e sociale del mondo occidentale consista nel dare alle forze spirituali la possibilità di sviluppare il loro genio. Parlando di forze spirituali, cerco di essere chiaro con me stesso e di riassumere in una semplice formula le quattro forze essenziali dello spirito: Verità, Giustizia, Bellezza, e soprattutto, Amore. Cerco di ricordarmi che il nostro obiettivo finale, che in senso storico deve essere l’affermazione della civiltà cristiana, consiste nel materializzare in equilibrio ciascuno dei quattro punti. Non si può parlare di civiltà se uno solo di quegli elementi, Verità, Giustizia, Bellezza e Amore, è assente.[1]

La spiritualità, letta in questa prospettiva, significa ampliare e amplificare il genio umano, aiutare ogni persona a mettere in gioco i propri talenti come contrasto alle miserie umane. Molto spesso la miseria umana sorge quando crediamo di non essere capaci a nulla, quando ci sentiamo piccoli e assediati dinanzi ad un mondo che non riusciamo a comprendere, costantemente minacciato di estinzione, troppo veloce nei suoi cambiamenti. Eppure, questa educazione spirituale è una educazione al Bello, alla Giustizia, alla Socialità.


[1] A. Olivetti, La città dell’uomo, Edizioni di Comunità, Roma 2024, p. 19-20.