La grande umiltà
Sir 3,19-21.30.31; Sal 67; Eb 12,18-19.22-24a; Lc 14,1.7-14
In un film di Fantozzi, il caro ragioniere icona del cinema e della classe media, riceve la proposta di far recitare sua nipote Ughina in un film. Nel parla con sua moglie Pina che presenta delle perplessità affermando che nel mondo del cinema ci si monta la testa. E il ragioniere Ugo Fantozzi risponde: “Pina, io è una vita che vorrei montarmi la testa!”. Una scena tragicomica, con delle magistrali battute, come questa. È una frase che, fino a quando rimane in una battuta di un film, suscita il riso ma l’ironia di Fantozzi è molto più profonda. Infatti, il desiderio di montarsi la testa, di diventare famoso, di essere perlomeno qualcuno nella vita, è qualcosa che difficilmente ammetteremmo, però è presente in tutti noi. Un desiderio di grandezza, nascosto fra le pieghe della superbia e che rischia di degenerare nell’arroganza e nell’orgoglio. Una battuta fatta, tuttavia, da Fantozzi, il simbolo della classe media, come anche della mediocrità dell’esistenza. Fantozzi è un modello antropologico, frutto di quella miseria che ci racconta oggi la Parola di Dio. Quella miseria di chi vorrebbe i primi posti, di chi cerca di ostentare qualcosa, di chi ha bisogno di conferme e di ruoli per poter essere qualcuno. Un desiderio di grandezza che è tipico di ciascuna persona, ma che rischia di essere assorbito dalle spire della mediocrità, dal credere che si possa essere qualcuno rimanendo impantanati nella miseria della superbia e dell’orgoglio, che per essere qualcuno si debba fare chissà cosa. Invece, il Siracide ci racconta di una grandezza che appartiene all’umiltà, che è altra cosa rispetto alla miseria. Una grandezza che è tipica dell’umile e in cui l’umile desidera essere grande, perché desidera essere se stesso, l’umile non è chi pensa di essere misero nella vita, anzi il rischio è quello di credersi una vittima e di lamentarsi di tutto e di tutti, fuorché di se stessi. L’umile è il grande, il sapiente, colui che vive nella grazia e dinanzi a cui si rivela la gloria di Dio. Quelle persone che non hanno bisogno di dimostrare niente a nessuno, che anche quando occupano gli ultimi posti sono contenti delle persone che hanno accanto, delle storie che incontrano, per dirla con l’immagine di Gesù nel Vangelo. Come ci ricorda il Salmo, sono coloro che sono presenti a se stessi e sono dinanzi a Dio, senza paura di essere se stessi e senza il timore di dover essere altro: I giusti si rallegrano, esultano davanti a Dio e cantano di gioia. Cantate a Dio, inneggiate al suo nome: Signore è il suo nome. L’umiltà consiste nella gioia di conoscere chi hai accanto nella tavola, non nello sgomitare per avere i primi posti, per quanto possa dimostrare di essere incapace. L’umiltà non ha nulla a che vedere con la miseria, tipica dei superbi, né con l’incapacità che è una scusa per non impegnarsi. L’umile è colui che è contento del giorno che attraversa, dell’essere stato invitato al banchetto, del conoscere le persone che ha accanto perché sa che ci sarà una tavola più grande in cui saremo fianco a fianco. È quella visione di Paolo per cui non ci siamo avvicinati a nulla di tangibile ma all’adunanza festosa e all’assemblea dei primogeniti i cui nomi sono scritti nei cieli, al Dio giudice di tutti e agli spiriti dei giusti resi perfetti, a Gesù, mediatore dell’alleanza nuova. La consapevolezza che nella storia dell’altro c’è la presenza del Signore e nella conoscenza vicendevole possiamo scoprire quel frammento di grazia nascosta. Quel banchetto di cui parla Gesù nel Vangelo è la prassi di chi si umilia e si esalta, di chi si siede in mezzo alle altre persone e chi, invece, pensa di valere qualcosa nella vita solo per essersi seduto ai primi posti. Ecco, allora, perché l’umiltà non è un fare delle cose, ma una condizione esistenziale, quella condizione che apre alla grandezza della vita e vorrei dirla con una poesia di Max Ehrmann, Desiderata. Una poesia che iniziò a diffondersi solamente dal 1959, quando il reverendo Frederick Kates, rettore della chiesa di San Paolo a Baltimora, nel Maryland, incluse il poema in una raccolta di materiale devozionale da lui preparata per la sua congregazione. Sull’intestazione del libro era riportata l’annotazione “Old Saint Paul’s Church, Baltimore A.C. 1692”, anno di costruzione della chiesa. Scrive Max Ehrmann:
Procedi con calma tra il frastuono e la fretta e ricorda quale pace possa esservi nel silenzio. Per quanto puoi, senza cedimenti, mantieniti in buoni rapporti con tutti. Esponi la tua opinione con tranquilla chiarezza e ascolta gli altri: pur se noiosi e incolti, hanno anch’essi una loro storia. Evita le persone volgari e prepotenti: costituiscono un tormento per lo spirito. Se insisti nel confrontarti con gli altri rischi di diventare borioso e amaro, perché sempre esisteranno individui migliori e peggiori di te. Godi dei tuoi successi e anche dei tuoi progetti. Mantieni interesse per la tua professione, per quanto umile: essa costituisce un vero patrimonio nella mutevole fortuna del tempo. Usa prudenza nei tuoi affari, perché il mondo è pieno d’inganno. Ma questo non ti renda cieco a quanto vi è di virtù: molti sono coloro che perseguono alti ideali e dovunque la vita è colma di eroismo. Sii te stesso. Soprattutto non fingere negli affetti. Non ostentare cinismo verso l’amore, perché, pur di fronte a qualsiasi delusione e aridità, esso resta perenne come il sempreverde. Accetta docile la saggezza dell’età, lasciando con serenità le cose della giovinezza. Coltiva la forza d’animo, per difenderti nelle calamità improvvise. Ma non tormentarti con delle fantasie: molte paure nascono da stanchezza e solitudine. Al di là d’una sana disciplina, sii tollerante con te stesso. Tu sei figlio dell’universo non meno degli alberi e delle stelle, ed hai pieno diritto d’esistere. E, convinto o non convinto che tu ne sia, non v’è dubbio che l’universo si stia evolvendo a dovere. Perciò sta’ in pace con Dio, qualunque sia il concetto che hai di Lui. E quali che siano i tuoi affanni e aspirazioni, nella confusione dell’esistenza, mantieniti in pace col tuo spirito. Nonostante i suoi inganni, travagli e sogni infranti, questo è pur sempre un mondo meraviglioso. Sii prudente. Sforzati d’essere felice. Perché questa è la via della grande umiltà.