Punto di divisione

Punto di divisione

16 Agosto 2025 0 di Makovec

Ger 38,4-6.8-10; Sal 39; Eb 12,1-4; Lc 12,49-53

Il Divisionismo è una corrente artistica post impressionista diffusasi in Italia fra Ottocento e primi del Novecento. Si tratta di una tecnica pittorica che preferisce l’affiancamento di colori puri ad una mescolanza dei colori. Una tecnica pittorica che, poi, ha aperto le porte, fra le altre, alle avanguardie del Novecento. Una tecnica pittorica che non predilige l’astrazione ma ci permette di scorgere un modo differente di guardare la realtà. Attraverso il divisionismo, infatti, possiamo guardare la realtà attraverso l’arte, la quale non è semplice imitazione della realtà, ma reinterpretazione del reale, capace di guardarlo sotto un’altra luce, sotto un’altra prospettiva. E se il Divisionismo ci insegna a guardare la realtà sotto un altro punto di vista, lo stesso possiamo affermare di questa inquietante divisione che propone Gesù nel Vangelo. Abbiamo solitamente interpretato la divisione come un male, come un qualcosa di violento e di scabroso. Se a questo aggiungiamo la divisione in famiglia di cui parla Gesù allora l’annuncio del Vangelo ci sembra qualcosa di estremamente tragico e violento e non una bella notizia. Per questo, sotto la provocazione del Divisionismo, possiamo interpretare questa divisione di cui parla Gesù in maniera differente. Una divisione che chiede di guardare con uno sguardo rinnovato la realtà. Forse in questo modo riusciamo meglio a comprendere cosa significhi quella spada e quel fuoco con cui Gesù è venuto. Non è il fuoco della guerra e della distruzione ma un fuoco in cui egli stesso viene battezzato, un fuoco in cui egli stesso si immerge. Questo è importante sottolineare per non scivolare in facili estremismi e fanatismi. Occorre ricordarci che il fuoco di Cristo è il fuoco in cui egli stesso è stato battezza, è la sua croce. E la divisione non nasce dalla violenza ma dalla croce, dal vivere in profondità la croce nel quale Gesù è stato battezzato e da cui noi impariamo come discepoli a guardare la realtà. La croce è uno strumento divisivo non perché cerca nemici ma perché genera un nuovo modo di vedere la realtà. La croce non è uno strumento da sventolare in faccia ad altre persone o una giustificazione alla violenza nei confronti di altre persone. La croce è il punto di divisione dello spazio, della realtà, delle nostre scelte e del nostro discernimento. È ciò che racconta la Lettera agli Ebrei quando afferma che Gesù di fronte alla gioia che gli era posta dinanzi, si sottopose alla croce, disprezzando il disonore, e siede alla destra del trono di Dio. E noi da questa scelta impariamo a vivere, impariamo a deporre tutto ciò che è di peso, tutto ciò che ci tiene schiacciati a terra e che possiamo chiamare peccato. Tutto ciò che in noi non parla di libertà, ciò che ci impedisce di correre liberi in questo mondo. Ecco, allora, come la croce sia il punto di divisione delle nostre scelte, il discrimine che ci dice da che parte stiamo e da come guardiamo il mondo in maniera rinnovata. La croce è la prospettiva da cui Gesù ha salvato il mondo, non l’arma contro gli altri ed è alla croce che teniamo fisso lo sguardo. Una croce che diviene cruciale nelle nostre scelte, crocevia di incontri e di persone, incrocio di volti e di storie che non guardiamo più sotto l’egida del consumo o del compiacimento ma attraverso la nostra libertà e autenticità. Libertà e autenticità che paghiamo anche con la vita, nella paradossalità delle nostre scelte. Infatti, il profeta Geremia è l’esempio e la prefigurazione di una libertà e autenticità che si paga anche con la vita. Un profeta che dice le parole di Dio, che cerca di essere un segno luminoso in mezzo ad una crisi del popolo e che viene messo a tacere, fino a calarlo in una cisterna piena di fango. Un profeta che viene zittito perché ciò che afferma è scomodo agli occhi del potere, ciò che dice va contro gli interessi dei capi. Fino ad essere salvato da uno straniero, Ebed-Mèlec, l’Etiope. Un punto di divisione che diviene ricerca della libertà, anche quando questa è scomoda agli occhi delle altre persone e anche quando la paghiamo con la nostra vita. Una libertà che è fondata nel Padre e che ci rende sempre più somiglianti a Cristo, nello Spirito. una libertà che è canto nuovo, che ci spinge ad incontrare gli altri nel battesimo del Cristo, nella sua croce. E in quella croce poter ancora cantere le parole del Salmo: Mi ha messo sulla bocca un canto nuovo, una lode al nostro Dio. Molti vedranno e avranno timore e confideranno nel Signore. Ma io sono povero e bisognoso: di me ha cura il Signore. Tu sei mio aiuto e mio liberatore: mio Dio, non tardare.