Bisanzio, una città sospesa

Bisanzio, una città sospesa

6 Settembre 2026 1 di Makovec

Uno degli album meno conosciuti e meglio riusciti di Francesco Guccini è Metropolis, pubblicato per la prima volta nel 1981. Un intero album dedicato alla città o, meglio, ad alcune città che per la storia del nostro cantautore si sono rivelate importanti. Città attuali e città passate, città che hanno cambiato nome ma anche non-città o città che abitano l’interiorità di chi le attraversa, città nelle città. Metropolis si rivela essere ancora un album incapace a deteriorarsi nel tempo. E proprio la prima canzone di Metropolis narra di una città che non si deteriora nel tempo. Bisanzio è forse solo un simbolo insondabile, segreto e ambiguo come questa vita, Bisanzio è un mito che non mi è consueto, Bisanzio è un sogno che si fa incompleto, Bisanzio forse non è mai esistita e ancora ignoro e un’altra notte è andata. Guccini canta la decadenza di una città, un faticoso passaggio che si trova a vivere segnato dallo sguardo di Filemazio, protomedico, matematico ed astronomo. Un uomo che non si ritrova più nella sua epoca, che scruta il cielo perché la terra gli sembra cambi troppo velocemente. La sua città fatta di astri, dèi, determinati valori sembra scomparire fra i canti osceni degli avvinazzati, di gente dallo sguardo pitturato e vuoto, ippodromo, bordello e nordici soldati. Nuove popolazioni si avvicinano a Bisanzio, invasioni barbariche che rendono la città sospesa fra due mondi e fra due ere, oltre che fra due mari collegati dal Bosforo e fra oriente e occidente. Una città che vive in due epoche, in un passaggio dal paganesimo al cristianesimo, questo nuovo Dio che il narratore ignora. Una città che vive un passaggio storico fra l’antica civiltà romana ereditiera della greca e la nuova epoca che si apre dinanzi, fatta di incertezza e scarsi punti di riferimento. Bisanzio è simbolo insondabile proprio perché attraversata da tutti questi cambiamenti e tensioni, decadenza e nascita di un qualcosa di nuovo che è alle porte ma che ancora non si comprende cosa sia. È una città che oggi possiamo rileggere nei cambiamenti delle nostre città, alla fine di un’epoca, in un cambiamento che lascia sgomenti e incerti ma che presagisce qualcosa di nuovo. La domanda che rimane aperta, sia a Filemazio che a noi è dove si trovi questo cambiamento, quali sono i segni e in cosa poter scorgere non la fine del mondo ma un nuovo inizio, una nuova tensione nelle nostre città. Chi sarà in grado di vivere questa sospensione? La sospensione di Bisanzio come delle nostre città, sospese nell’incertezza delle pianificazioni urbane e i nuovi processi sociali? Fra le nuove e le vecchie generazioni? Fra i modi di vita e i valori che cambiano? Bisanzio forse non è mai esistita o forse esiste ancora oggi.