Paesaggi di avvenimenti: intro
Un paysage d’evenements, un paesaggio di avvenimenti. È una delle opere del filosofo e urbanista Paul Virilio. Tuttavia, questi scritti non vogliono riflettere su Paul Virilio e sul suo pensiero quanto trarne la poetica da queste sue parole. Un paesaggio di avvenimenti, a tema libero con uno sguardo sempre rivolto alla città. Un paesaggio di avvenimenti scritti e pensati in treno, durante tutto questo periodo. Visioni di paesaggi, avvenimenti accaduti fra differenti città, durante tutto l’anno accademico del dottorato. Non si tratta, dunque, solo di una città, ma di un infra città, di un transito da una città all’altra che lascia il tempo di riflettere e pensare fra scadenze e appuntamenti. Perché l’arrivo, come la partenza, in treno in una città è sempre segnata dall’orario. Dalla calibratura di secondi che, poi, non lasciano più tempo per pensare, per fermarsi, per viaggiare anche con la mente. Se la città diviene spesso il luogo degli appuntamenti e del correre da un luogo all’altro, il treno è il luogo del fermarsi, del ragionare, del raccogliere le idee, del navigare all’interno di territori che diventano sempre più difficili da conoscere. Case, campi, montagne, grandine e pioggia, ritardi e sole battente, parole e sorrisi come anche sonno e silenzio. Tutto ciò che avviene in treno è riflesso del paesaggio esterno: dura il tempo del viaggio stesso. Ecco perché un paesaggio di avvenimenti in cui farsi attraversare da ciò che avviene più che essere sempre l’attivo, il performativo, sul pezzo. Momenti in cui anche internet si arresta, su un treno lento fra le montagne dell’Irpinia. E, in quei momenti di disconnessione dal mondo virtuale, in stile Matrix, emergono tutti gli avvenimenti trascorsi, in una alternanza di giorno e di notte, di pietre e ferro. In momento di sospensione del tempo, di infra città, dove il vento scuote i fili d’erba e i migranti attraversano i binari. Diceva Paul Valèry: fermarsi e ripartire, questo è pensare. E il treno ha aiutato a questo.