Un amore edificato per sempre
2Re 4,8-11.14-16a; Sal 88; Rm 6,3-4.8-11; Mt 10,37-42
In Case, Ermanno Bencivenga tratta di sei storie di persone che hanno vissuto uno spazio, che hanno abitato una casa e una specifica casa nella loro vita, in una città del mondo. Uno dei temi fondamentali per quanto riguarda la vita quotidiana è proprio la casa, l’essere a casa, sentirsi a casa, fare casa. Ricordiamo che anche alla fine della nostra vita siamo accolti nella casa del Padre, espressione che dice un luogo di pace, un rifugio, un porto sicuro. Perché parlare di casa significa parlare di tutto questo, significa fare spazio ad una dimensione della vita in cui non affrontiamo rischi, incontriamo un punto di riferimento, uno spazio intriso e intessuto di relazioni. Questa è la casa di Eliseo, presso questa donna facoltosa ma sterile. Una casa arredata umilmente ma con dignità e con tutto ciò che davvero potesse servire all’ospitalità del profeta. Una stanza in una casa di una donna facoltosa ma sterile, come rischiano di essere molte delle nostre case: grandi e sterili. Una accoglienza che merita la ricompensa del profeta come afferma Gesù, una ricompensa feconda, che annuncia un figlio, che annuncia una vita nuova semplicemente perché si è ospitata una persona, si è fatta casa intorno a lui. Mentre i venti di odio spingono gli altri, soprattutto i più poveri verso una casa sempre più lontana, verso casa loro in una condizione a noi sconosciuta e differente da territorio a territorio, ecco che quella donna addirittura appronta una casa per il profeta Eliseo. Offre una cosa semplice perché quell’uomo è un uomo di Dio, cammina secondo quella relazione essenziale e feconda con Dio. Eliseo è colui che perde la vita, l’esempio di colui che spende la vita e la ritrova in case e promesse di fecondità, un uomo in cui possiamo leggere in filigrana il Vangelo stesso. Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà. Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. Chi accoglie un profeta come profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto come giusto, avrà la ricompensa del giusto. Ed accogliere Gesù significa accogliere il Figlio che ha raccolto tutto in sé, che è sacerdote, re e profeta e che ha fatto anche della morte un luogo abitato, casa nostra. Quell’antro oscuro, quella paura ancestrale, ecco che diviene casa, in cui dimoriamo con Gesù stesso, come ricorda Paolo. Fratelli, quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte. Per mezzo del battesimo siamo dunque stati sepolti insieme a lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova. La morte diviene casa, nel battesimo ricevuto in Cristo Gesù, morti con lui, risorti con lui. Questo è l’amore edificato per sempre.