Il cerchio del prossimo
Es 22,20-26; Sal 17; 1Ts 1,5c-10; Mt 22,34-40
Durante il ritiro comunitario interparrocchiale delle comunità di Trinitapoli, don Vincenzo di Pilato ci ha riportato una immagine di Doroteo di Gaza. Immagine che è servita per spiegarci che cosa significa avere uno stile sinodale e camminare insieme. L’immagine è quella di un cerchio con al centro Gesù e nella circonferenza tutti i fedeli. La prossimità fra un punto e l’altro del cerchio non avviene percorrendo la circonferenza del cerchio, come se dovessimo avvicinarci semplicemente fra di noi. Questo può avvenire in altri contesti e in altri luoghi, ma non è così nella Chiesa. Noi, secondo Doroteo di Gaza, ci avviciniamo fra di noi nella misura in cui ci avviciniamo al centro che è Cristo. E solo quando mettiamo al centro Cristo, allora possiamo per davvero avvicinarci fra di noi e camminare insieme. Una immagine che esprime anche il rischio di fare di noi stessi il centro e quindi creare delle piccole circonferenze intorno a noi che, avvicinando fra di loro, smembrano il cerchio stesso. Così si spiegano i vari protagonismi e settarismi che rischiano di tentare e attentare il cammino ecclesiale. Ci avviciniamo, per davvero, fra di noi, quando ci avviciniamo a Cristo stesso. Ed è questo il senso più profondo della Liturgia della Parola di questa domenica, dove il grande comandamento non è solo quello di amare Dio ma anche quello di amare il prossimo. Non sono due comandamenti scissi, come non sono neanche due amori differenti, ma un unico comandamento, un unico amore, un’unica direzione, verso Dio. Perché è andando verso Dio che impariamo ad amare il prossimo, camminando verso Cristo riusciamo a comprendere come davvero possiamo amare, alla maniera di Cristo. Perché possiamo anche dire di amare dio, possiamo anche dire di voler bene a Gesù, possiamo anche dire di amare le persone tenendole strette a noi, ma se tutto questo intralcia, ostacola, rompe il cammino verso Cristo, allora non stiamo amando per davvero come ci ha amato Cristo. Quell’Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente, non è un amore esclusivo o possessivo, ma una direzione tracciata con tutto noi stessi, con tutta la nostra persona. Ed è in questo che si cela la similitudine con la seconda affermazione di Gesù: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. tutto dipende da questo legame, da questa verifica dell’amore e nell’amore in cui man mano che cammino verso Cristo mi avvicino alle altre persone, divento comunità, riconosco di essere Chiesa. È la testimonianza di cui Paolo si complimenta con la comunità di Tessalonica, la quale nel suo percorso di conversione diviene esempio per altre comunità, come quelle della Macedonia e dell’Acaia. E voi avete seguito il nostro esempio e quello del Signore, avendo accolto la Parola in mezzo a grandi prove, con la gioia dello Spirito Santo, così da diventare modello per tutti i credenti della Macedònia e dell’Acàia. Infatti per mezzo vostro la parola del Signore risuona non soltanto in Macedonia e in Acaia, ma la vostra fede in Dio si è diffusa dappertutto, tanto che non abbiamo bisogno di parlarne. Non vengono raccontate le opere, come neanche le feste, le cose fatte, i molti rumori che di solito le nostre comunità parrocchiali mettono in atto per mantenersi in vita o, almeno, per sopravvivere. Si parla semplicemente di una fede che diviene testimonianza, di una fede che mette in atto una testimonianza anche attraverso le molte prove e questa diviene esempio per le altre comunità. Lì dove rischiamo spesso di gareggiare, come se fossimo differenti imprese della fede, non ci rendiamo conto che la testimonianza di una comunità è esempio per le altre comunità, sostegno e forza per proseguire il cammino. E la testimonianza, ciò che ci permette di avvicinarci fra di noi camminando verso il centro che è Gesù Cristo, non è fatta ad intra, ma anche all’esterno, nel mondo, nella società, nella politica. Infatti, già in Esodo, ritroviamo un Dio che guarda alle fasce più deboli e più povere: al forestiero, come alla vedova e all’orfano, al mantello del povero e a colui che viene a chiedere un prestito. Altrimenti, quando griderà verso di me, io l’ascolterò, perché io sono pietoso. Perché le fasce più povere, più deboli, gli scartati sono coloro che vengono ascoltati da Dio, sono coloro che ci spingono ad andare verso il centro, che è Cristo, sono coloro con i quali la nostra fede diviene davvero operosa, diviene stimolo a camminare, prassi concreta e orizzonte inedito, riscoperta della roccia che è il Signore: Viva il Signore e benedetta la mia roccia, sia esaltato il Dio della mia salvezza. Egli concede al suo re grandi vittorie, si mostra fedele al suo consacrato.