Una condizione nuova
1Cr 15,3-4.15-16; 16,1-2; Sal 131; 1Cor 15,54b-57; Lc 11,27-28
Nella Basilica dei Frari di Venezia c’è una delle più conosciute tele dell’Assunzione di Maria, dipinta da Tiziano. Una pala d’altare grande sette metri, che pochi sanno il grande scandalo che ha procurato alla sua apparizione. Infatti, la Laguna, abituata alle opere di Bellini e dei grandi artisti del pre Rinascimento, vede presentarsi dinanzi una tela dai colori vivaci, governata dal celebre rosso Tiziano, con movimenti di corpi, serafini che prendono in braccio Maria, la quale ha un volto rivolto al Padre, completamente sorpreso di questa folata di novità che la porta in Cielo. Un rapimento vorticoso e dolce, al tempo stesso, con una decisiva scomparsa di ogni riferimento alla morte. Una novità pittorica, tecnica e artistica, che fece scalpore innanzitutto nei frati che la stavano per rifiutare, nella popolazione in quanto era abituata ad una più pacata forma pittorica, negli artisti contemporanei a Tiziano tanto da inaugurare una nuova stagione artistica, il Rinascimento veneziano. Eppure, l’opera non è uno scandalo per qualcosa di blasfemo che viene raccontato o per qualche riferimento troppo esagerato. L’opera desta scandalo nello sguardo di chi l’ha vista per la prima volta perché non era abituata a tutto questo. Ed è questa la novità scandalosa dell’Assunzione di Maria. Non una situazione blasfema o una novità per moda, ma un inedito che inaugura un nuovo modo di guardare le cose, un nuovo modo di approfondire la realtà. Una situazione che ci fa scandalo, che ci fa fatica sopportare, perché non solo significa guardare alla novità, ma significa cedere spazio all’insicurezza, significa mettersi in cammino. È molto più facile rimanere fermi e seduti, ripetendo ogni volta stanchi riti, rifugiandoci nell’abbiamo sempre fatto così, perché questo rassicura. Ma il Vangelo non nutre le nostre insicurezze e paure, ma fa spazio all’inaugurazione di una condizione nuova, a qualcosa che ancora non conoscevamo e che non abbiamo ancora potuto riconoscere dentro di noi. Il Vangelo apre a ciò che non sappiamo, non a ciò che abbiamo ripetutamente visto. Ed è questa l’Assunzione di Maria, Colei che viene assunta in Cielo e che condivide la stessa condizione del Figlio, di risorta. È quella nuova condizione prefigurata nell’arca che Davide pone nella sua tenda, in quella tenda che aveva fatto preparare a Gerusalemme, nel luogo dove sarebbe sorto il Tempio. È il luogo nuovo dell’Arca, trovata in Efrata, nei campi di Iar, come afferma il Salmo. Sì, il Signore ha scelto Sion, l’ha voluta per sua residenza: «Questo sarà il luogo del mio riposo per sempre: qui risiederò, perché l’ho voluto». L’Arca che riposa nella tenda è l’Arca che inaugura Gerusalemme come capitale del Regno di Davide, un momento nuovo nella storia del popolo di Israele. Mentre a livello esistenziale, la nuova condizione che Maria vive e che siamo chiamati anche noi a vivere è raccontata da Paolo quando afferma che la morte non esiste più. Tutto parla di vita, come il rosso della tela di Tiziano. La morte non esiste più, la morte non ha più il suo pungiglione, perché tutti siamo rapiti in alto dal Padre, nel Figlio, per mezzo dello Spirito. Ed è per mezzo del Figlio che viviamo questa nuova condizione, questa visione nuova di uno sguardo che non si ferma più alla ripetitività stanca di cose già viste e dette, ma si apre alla novità del Cielo, allo splendore di una dignità che ci fa vibrare in alto, che spinge verso l’alto come la tela di Tiziano, in cui i discepoli tendono le mani in alto, non tanto come a vedere fuggir via Maria quanto come segno di salvezza, tensione verso l’alto. Una tensione che viene alimentata dalla Parola di Dio, che spinge verso l’alto. Ecco allora come poter riconoscere le Parole stesse di Gesù quando gli fanno i complimenti per la mamma: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!». Perché è la Parola che nutre la nostra esistenza nuova, che alimenta la nostra nuova condizione di risorti, che ci custodisce in piedi, all’altezza di Cristo Risorto, con Maria.