Città dei vivi, città dei morti: dalla Cina a Manila e ritorno

Città dei vivi, città dei morti: dalla Cina a Manila e ritorno

12 Aprile 2026 0 di Makovec

Prima di addentrarci in ulteriori temi e approfondimenti, due notizie mi hanno colpito in questi giorni, in modo particolare se facciamo i conti con la dimensione pasquale che stiamo vivendo. Due notizie opposte e complementari che provengono da due differenti parti del mondo e che hanno comunque in comune la relazione fra città e morte. La prima notizia proviene dalla Cina in cui lo Stato ha vietato le case delle ceneri, ovvero la possibilità di acquistare alloggi per sistemare le ceneri dei propri cari all’interno con costi estremamente inferiori a quelli del loculo cimiteriale. A Manila, invece, le persone che non riescono a trovare casa, vivono nei cimiteri, alloggiando accanto alle tombe a causa della sovrappopolazione delle città e della scarsità degli alloggi. Due notizie emerge a distanza di pochi giorni, in due differenti zone del mondo ma che riguardano una costante relazione fra vita e morte o, meglio, fra città dei vivi e città dei morti. Una relazione ancestrale dal momento che la civiltà nasce nel momento in cui abbiamo imparato a seppellire i nostri morti, pratica che non riscontriamo in nessun’altra specie vivente. Una relazione che intercorre fra il seppellire i morti in maniera organizzata come possono essere i cimiteri, al punto da diventare delle vere e proprie città dei morti. Città che sorgono come luoghi a parte, funzionali e simbolici al tempo stesso nelle differenti civiltà. Un recinto che dice una zona invalicabile non solo fra due città ma fra la vita e la morte, per cui i cittadini dell’una non possono abitare nell’altra, pena lo sconvolgimento dell’ordine sociale e politico. Ma proprio per questo motivo, le due notizie, viste in parallelo possono offrirci una ulteriore riflessione su un rapporto antico e attuale fra la città dei vivi e la città dei morti, sia a livello simbolico sia a livello urbanistico, perché in entrambi in casi il problema sorge nella scarsità dei posti per i vivi o per i morti. Il problema, dunque, non è solo a livello simbolico ma anche e soprattutto a livello urbanistico per cui anche il morto non è colui che viene messo da parte ma colui che abita un luogo e un luogo che gli è proprio. Un tema che interroga un modo di costruire e pianificare le città che ha bisogno di tenere conto anche dell’abitato dei morti, anche di una città che non si lamenta mai ma che è la mèta di ogni esistenza. Ed anche la città dei morti ha bisogno di pianificazione, ha bisogno di un modo di progettare e di vivere la città dei vivi e dei morti. Oltre per un problema sociologico di calo demografico, invecchiamento della popolazione, espansione della città dei morti anche oltre la città dei vivi, il problema si pone a livello simbolico, interrogando le grandi metropoli contemporanee, come avviene in Cina, come a Manila, come è e sarà per le nostre città.