Un’antica promessa
Is 42,1-4.6-7; Sal 28: At 10,34-38; Mt 3,13-17
Durante una celebrazione eucaristica con il gruppo scout riflettevamo sullo scomodarsi, sul mettersi in cammino, sulle motivazioni che ci spingono a lasciare per qualche giorno un po’di comfort per affrontare un viaggio, dormire in un sacco a pelo, sopportare il freddo di questi giorni. Alla domanda su quale fosse la motivazione di tutto questo, un ragazzo ha risposto: “In nome di un’antica promessa”. Per far parte degli scout, infatti, bisogna formulare una promessa che risuona, nei giorni che passano, come uno sprono, un impegno, un fondamento per camminare e per scomodarsi. Poche parole che, per chi entra a far parte degli scout, sono così importanti ed essenziali da segnare un passaggio importante. Un passaggio, anche rituale se vogliamo, che segna l’inizio di una vita nuova, di un modo di essere rinnovato. Quell’antica promessa, come ricordava quel ragazzo, oggi è per noi il Battesimo del Signore. Quel Battesimo in cui tutti noi siamo stati battezzati e che è il compimento di tutte le antiche promesse, quelle promesse che ci spingono a vivere in un certo modo, in un certo orientamento, con una certa prospettiva in questo mondo. La celebrazione del Battesimo del Signore è ricordo del nostro battesimo, ricordo di un passaggio di vita in cui quell’antica promessa è stata realizzata, quell’antica promessa è segno di un camminare in mezzo al mondo con uno sguardo rinnovato. Quello stesso sguardo che suggerisce Pietro quando afferma: «In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga. Questa è la Parola che egli ha inviato ai figli d’Israele, annunciando la pace per mezzo di Gesù Cristo: questi è il Signore di tutti». Dio non fa preferenze di persone, non ha privilegi nei confronti di nessun popolo, di nessuna nazione, nonostante tutti i proclami che possiamo ascoltare ancora oggi su popoli eletti o sul volere di Dio nei confronti di un popolo a scapito di un altro. Ricorda Pietro che, il nostro Dio, il Dio di Gesù Cristo, non fa preferenze di persone, ma è la realizzazione di tutte quelle antiche promesse che anche Isaia ci ha raccontato. Di questo Servo di Jahvè che non si fa riconoscere per insegne e paramenti ma per uno stile di vita, per un modo differente di essere al mondo: Non griderà né alzerà il tono, non farà udire in piazza la sua voce, non spezzerà una canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta; proclamerà il diritto con verità. Non verrà meno e non si abbatterà, finché non avrà stabilito il diritto sulla terra, e le isole attendono il suo insegnamento. Non sono eserciti e bombardamenti che annunciano il Signore, come non lo è neanche un capo di Stato che ritiene che Dio sia con lui e per questo può sterminare tutto e tutti o conquistare altri Paesi. Il nostro Dio è colui che ha camminato sulla terra, che ha percorso le strade dalla Galilea al Giordano, insieme a tante altre persone che gli saranno passate accanto. È colui che si è messo in fila con i peccatori che si presentavano al battesimo di Giovanni. Colui che si è lasciato battezzare da Giovanni, nonostante le sue titubanze e il suo dire: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». E solo quando cammini con le altre persone, solo quando ti metti in fila con i peccatori, solo quando ricevi lo stesso battesimo in Cristo, lo stesso battesimo di Colui che non aveva peccato e non aveva bisogno di remissione di peccati, allora sei un figlio nel Figlio amato. Solo allora, quell’Antica Promessa, diviene realtà in te.