Un mattino, ancora buio
At 10,34a.37-43; Sal 117; Col 3,1-4; Gv 20,1-9
Abbiamo passato la notte, abbiamo attraversato le notti. Abbiamo guardato in faccia questa notte, questa notte che ci ha accompagnato il Giovedì Santo nell’intimità, il Venerdì Santo nella passione, il Sabato Santo nel silenzio, fino a giungere alla Veglia Pasquale, a questa notte in cui Cristo ha vinto le tenebre della morte. Ma oggi, nella Domenica di Pasqua, ci troviamo non dinanzi al pieno giorno ma ad un mattino, ancora buio. Una immagine che dice che la notte sta per finire, come ricordava Fabrizio de Andrè in Verdi Pascoli. E ora non piangere perché presto la notte finirà con le sue perle stelle e strisce, in fondo al cielo. E ora sorridimi perché presto la notte finirà con le sue stelle arrugginite in fondo al mare. La notte termina, ma termina in una ricerca, in una corsa che apre al pieno giorno e che indirizza verso la pienezza dei nostri giorni, ovvero verso il Cristo risorto. È il giorno pieno ma che ancora non riusciamo a comprendere, la pienezza di un giorno che ancora facciamo fatica a contemplare e che desideriamo scorgere nella quotidianità della vita. Ed ecco perché la Pasqua non è il lieto fine, l’happy ending di un racconto truce e violento. La Pasqua è la corsa verso il Signore, una corsa che non si ferma al sepolcro ma che continua verso il pieno giorno, verso un’alba che è ancora qui, che è ancora possibile. È la Pasqua di Maria di Magdala, di Pietro e del discepolo amato. È la Pasqua di ciascuno di noi che viviamo nella memoria di questo evento, di una memoria che non ci accompagna solo in questo giorno, ma tutti i giorni della nostra vita. Ed anche quando ci accompagna in questo passaggio fra notte e giorno, in questo dipanarsi del giorno nella nostra vita, rimane sempre e comunque una memoria viva, una memoria in passaggio. È la memoria di Pietro, di tutti i passaggi vissuti insieme con Gesù. Di quando Dio ha consacrato in Spirito Gesù di Nazaret, il quale ha camminato sanando e beneficando tutti, per poi essere crocifisso, morto e risorto, fino ad apparire ai discepoli, fino a continuare a rivelarsi anche a noi che siamo suoi discepoli. Per questo motivo noi non ripetiamo il sacrificio di Cristo come se fosse un ciclo annuale di morte e resurrezione, ma viviamo già da risorti. Fratelli, se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra. Voi infatti siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio! Noi siamo già risorti in Cristo in forza del Battesimo, per questo facciamo memoria di ciò che egli ha già vissuto, di ciò che egli ha operato, e in questa memoria ci posizioniamo anche noi, guardiamo il mondo con occhi differenti, con uno sguardo rinnovato. Ed è per questo che guardiamo anche le persone come se guardassimo Cristo, scorgendo in loro i segni per riconoscere Gesù stesso. Questo sguardo ci fa passare dalla notte al giorno, dalle tenebre della morte alla luce piena della resurrezione. È ciò che ci ha fatto vedere Timoty Schmalz nelle sue opere, nel suo Cristo Homeless, coperto in volto ma riconoscibile dai fori nei piedi, dalla sua passione, morte e resurrezione che si riverbera anche negli invisibili, nei poveri, negli scartati. Infatti, La pietra scartata dai costruttori è divenuta la pietra d’angolo. Questo è stato fatto dal Signore: una meraviglia ai nostri occhi. Perché la notte finisce, con le sue stelle arrugginite, e rimane l’alba della resurrezione.