Un Dio differente

Un Dio differente

13 Settembre 2025 1 di Makovec

Nm 21,4b-9; Sal 77; Fil 2,6-11; Gv 3,13-17

Nell’Eneide si narra la storia di Laocoonte, sacerdote dei Troiani. Quando gli Achei o Danai portano dinanzi alle mura di Troia il celebre cavallo in legno, come dono per gli dèi, Laocoonte è colui che afferma: Timeo Danaos et dona ferentes, Temo i Danai anche quando portano doni. Per questa sua frase e per aver avvertito i suoi concittadini troiani di non far entrare il cavallo dentro le mura di Troia, viene punito da Atena o da Poseidone con due serpenti marini che stritolano lui e i suoi due figli. Oggi abbiamo ancora impressa la storia di Laocoonte nel celebro complesso scultoreo greco del I secolo, conservato presso i Musei Vaticani. La storia di Laocoonte è la storia di un uomo che viene punito dagli dèi attraverso due serpenti marini. Il rischio della Liturgia della Parola di questa domenica è proprio quello di leggere anche il passo del Libro dei Numeri sulla falsa riga della storia di Laocoonte. Anche in questo caso risulta chiaro che Dio manda dei serpenti in mezzo agli Israeliti. Allora il Signore mandò fra il popolo serpenti brucianti i quali mordevano la gente, e un gran numero d’Israeliti morì. Ci può sembrare facile pensare che questa sia una punizione di Dio per il popolo che ha mormorato contro di lui e contro Mosè. Una punizione simile a quella che mandavano gli dèi antichi. Ma, allora, quale sarebbe la differenza fra il Dio di Gesù e il Atena o Poseidone? Avremmo semplicemente sostituito un dio ad un altro dio, confermando quella relazione fra colpa e punizione, fra errore e castigo che porta solo alla paura. La differenza fra Gesù e Atena o Poseidone è una: che Gesù si è fatto serpente. Mentre Atena o Poseidone inviano serpenti per uccidere una persona, come segno di punizione, Gesù reinterpreta il brano di Numeri per riferirlo a sé. Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Qui c’è tutta la differenza fra Gesù e tutti gli altri dèi, nel profondo scandalo della croce. Quella colpa, quel veleno mortifero, quel male alle volte inspiegabile e crudele, Gesù lo ha preso su di sé. Qui è tutta la differenza fra Gesù e tutti gli altri dèi, la differenza fra gli dèi che mandano serpenti per punire qualcuno, e il nostro Dio che nonostante si dica mandi serpenti brucianti fra gli Israeliti, non c’è scritto che sia per punizione. Ma è il popolo stesso che rilegge quei serpenti come una presenza velenosa e che porta alla morte, traducendo questo come peccato, l’aver peccato contro Dio e contro Mosè. Paradossalmente in Numeri non è scritto che vi sia una punizione ma una rilettura teologica di un avvenimento. Oggi, nella festa dell’Esaltazione della croce, noi rileggiamo la vicenda scabrosa del Libro die Numeri perché Gesù stesso ha parlato di questo avvenimento e ci ha raccontato di come si è fatto serpente, di come ha svuotato il male dall’interno, di come è diventato per noi maledizione di Dio e da quella maledizione siamo rimasti in vita. Senza il passaggio della croce, rischiamo di credere che il nostro Dio sia come tutti gli altri dèi pagani, che il nostro Dio ci punisca o voglia la nostra sofferenza o il nostro ringraziamento per il semplice fatto di essersi offerto per noi. In realtà, il profondo scandalo della croce è ciò che ci rivela la differenza fra il nostro Dio e tutti gli altri dèi. Un Dio che attraversa la sofferenza, un Dio che non ritiene un privilegio l’essere come Dio ma svuota se stesso assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli esseri umani. Cristo Gesù, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce. È qui la discrepanza, la crepa che apre ad una luce nuova, ad una salvezza che è vicina, ad una salvezza che attraversa il buio, l’oscurità, la violenza e la disperazione, che ci raggiunge in ogni condizione, perché è abitata dalla croce di Cristo. Per questo, oggi, festeggiamo la croce non come strumento di tortura ma come luogo che abita ogni nostra sofferenza, come luogo che abita ogni nostra difficoltà, come luogo che ancora ci permette di rischiarare e dare senso anche al dolore più buio e nascosto che ci abita. Ed è questa l’opera del Signore, a differenza di tutti gli altri dèi. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. E di questa salvezza siamo testimoni, perché questa salvezza passa per il mondo, attraversa il mondo, ci manda nel mondo.