Luna di miele
Es 12,1-8.11-14; Sal 115; 1Cor 11,23-26; Gv 13,1-15
Il termine luna di miele indica il primo mese di matrimonio, oltre che il viaggio di nozze. Una usanza comune a molte popolazioni, antiche e contemporanee, è proprio quella di trascorrere il primo mese di matrimonio in dolcezza e intimità, anche se la luna dice le varie fasi che si possono attraversare in quel periodo. Infatti, la dolcezza del miele ha anche come corrispettivo la mutevolezza della luna. E il richiamo alla notte, anche nella luna di miele, è ad una notte dolce e cangiante, una notte in cui viene sigillato l’amore fra due sposi ma anche il momento più delicato, di formazione della coppia stessa in una nuova condizione che è quella del matrimonio. Per questo motivo, la luna di miele, dice una relazione dolce e cangiante al tempo stesso. Come la notte del Giovedì Santo, la notte in cui viene sigillata l’alleanza nuova fra Dio e il popolo, in Cristo Gesù. È l’alleanza dolce che viene sigillata, anche se nella mutevolezza tragica di un tradimento. Abbiamo ascoltato Paolo, come nel Deposito della Fede che ci viene trasmesso c’è il momento della notte in cui Gesù viene tradito. Quella notte in cui viene offerto il pane e il vino, in cui Gesù offre il suo Corpo e il suo Sangue, ecco che abbiamo un parallelismo fra dolcezza e mutevolezza, consegna e tradimento. Quel doppio tradere che da una parte significa consegnare mentre dall’altra parte significa tradire. Ma è quel tradere che viene consegnato a Paolo e che egli stesso consegna alla comunità di Corinto. Fratelli, io ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me». Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è la Nuova Alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me». Le stesse parole che la liturgia ci consegna, giorno dopo giorno, nella celebrazione eucaristica. Quella stessa notte fatta di dolcezza e mutevolezza che attraversa l’Egitto. Quella prima notte che segna l’inizio di tutti i mesi perché è la notte in cui si sugella una nuova alleanza, una nuova condizione per il popolo di Israele. Una nuova condizione che viene sancita con il cibo, con il mangiare, con una profonda relazione che sussiste fra il nutrimento e l’unione con Dio e con le altre persone. L’inizio dei mesi, la prima notte di tutti i mesi, come di tutti i tempi, è la notte in cui il popolo di Israele da schiavo diventa libero, la notte in cui il Signore passa sui primogeniti d’Egitto, la notte in cui Egli stesso consegna il suo Unigenito, il Cristo, perché diventi il Primogenito di tutti noi risorti in lui. È la notte del matrimonio, la notte delle nozze, sugellata non solo dal Pane e dal Vino ma anche da una somiglianza a Cristo che lava i piedi ai suoi discepoli. Un Cristo che non vuole essere lavato i piedi, non vuole che i piedi vengano lavati a lui, ma che si china verso i suoi discepoli, nella piena consapevolezza del significato di quella notte. Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine. Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto. Un gesto che Gesù aveva vissuto in prima persona grazie ad una donna e che prende come segno del servizio più intimo e personale che possa essere svolto. Dove i piedi dicono la parte più fragile, la parte più a contatto con la terra, più bistrattata. Questo ci viene chiesto di vivere giorno dopo giorno, dopo aver assaporato quella intimità notturna, quella notte di luna di miele con il Cristo. Quella notte in cui facciamo fatica perché tutto cambia e la nostra stessa vita più cambiare. Ma è quella notte in cui rimaniamo anche questa notte, dinanzi al Cristo eucarestia, dinanzi al Cristo che non è morto ma è risorto e che contempliamo nel Pane Spezzato, in quell’Eucarestia che si fa di notte.