Comune e città: com-munus
Per iniziare una riflessione sui Comuni e sul senso che, oggi, hanno rispetto allo Stato, come rispetto a tutti gli altri organismi intermedi, occorre porre attenzione all’etimologia della parola. Comune, infatti, non viene semplicemente da comunità, come messa insieme di persone, ma da munus. Com-munus è un mettere insieme non solo le persone in senso generico, ma il munus delle persone. E munus è una parola difficile, in latino, perché presenta svariati significati. Munus è: dono, compito, ufficio. Insomma qualcosa che, al tempo stesso, è donato ma che richiede un impegno, richiede una responsabilità. Non è qualcosa di insignificante e neanche semplicemente un dovere, ma un dono che impegna, una responsabilità, un rimando ad una relazione che orienta la vita. Non sono tutte le forme relazionali che viviamo, ma una relazione importante, una relazione che dice una responsabilità, che attende una risposta. Dinanzi a questa considerazione del munus, comprendiamo come il com-munus sia il mettere insieme le responsabilità. Un termine che merita ulteriori approfondimenti filosofici in quanto contrapposto, secondo Roberto Esposito, all’immunitas. Tuttavia, ora, tornando al termine com-munus, da cui deriva communitas, ci rendiamo conto di come il Comune non sia semplicemente la somma degli atti di una Amministrazione ma sia la responsabilità di ciascuno. Ed è questa responsabilità che spinge ad una forma di città. E quando parliamo di forma intendiamo sia la percezione della città: bella o brutta, sporca o pulita, ospitale o inospitale. Sia la pianificazione della città stessa: l’attenzione verso le decisioni che una amministrazione prende, le politiche messe in atto, il dibattito e la discussione politica che avviene nelle città, come anche il volontariato a servizio del bene comune. Il Comune è l’insieme dei munera, delle responsabilità di ciascuno, del servizio che impegna, della consapevolezza di essere cittadini, dello sforzo dell’abitare. Perché abitare una città significa anche contribuire alla sua edificazione che va ben al di là delle strade e dei palazzi. E senza il munus di ciascuna persona non c’è communitas, non c’è Comune e la città diviene altro. Dal momento che città e Comune non coincidono, ma la città assume la forma che, nel corso della storia, il Comune cerca di offrirle, allora la mancanza di un com-munus implica la deformazione della città. Deformazione privatista, frutto dell’immunitas.
Ciao Don. Matteo, so che abbasserò il livello della riflessione,ma mi solletica l immunitas comunale con l augurio di buon voto.
Immunitas di ogni cittadino è legata strettamente ad una mancanza di responsabilità. Se oggi nelle città assistiamo a quintali di buste di rifiuti disseminate sul territorio è perché l immunitas deresponsabilizza. Potrei fare tanti altri esempi ma penso che non serva. Ora se questa garanzia di immunitas la estendiamo non solo alla politica ma anche alla magistratura è ora di iniziare a cambiare le cose perché il pesce puzza sempre dalla testa. I cittadini pagano per un servizio raccolta rifiuti inefficiente ma. pagano anche per i risarcimenti a chi è stato in carcere accusato ingiustamente e poi assolto .
Purtroppo se non ci si sente parte integrante di una realtà perché si sperimenta l’ impotenza nel risolvere le cose non ci sarà una responsabilità collettiva
Grazie per il tempo dedicatomi.
Per quanto. sia chiaro il senso ambizioso dell’etimo latino, il Comune nasce nel Medioevo e riassume una forma aggregativa subordinata al bisogno di autonomia espresso da persone al vertice di un “nuovo” sistema gerarchico che, nonostante liberi da alcune soggezioni feudali, non riconosce a tutti quel ruolo politico di Cittadini, che solo la Rivoluzione Francese contrapporrà con decisione anche violenta a quello di sudditi. Contrapposizione più blanda nella nostra storia democratica, che ha portato esiti incerti, tanto da farci dubitare ancora oggi sulla posizione che ci riguarda. Non credo possa sorprenderci allora la preponderanza dell’immunitas, talmente presente nei vertici (e nell’istruzione che esprimono), da non poter certo lasciare immune la base. C’è molto ancora da fare perché il Comune si realizzi, per cui non possiamo che essere grati a ogni spazio di flessione e riflessione, come questo, ancora disponibile.