Vogliamo più parcheggi: dal volere al diritto alla città

Vogliamo più parcheggi: dal volere al diritto alla città

30 Giugno 2024 3 di Makovec

In questi giorni, nella città in cui abito, Bisceglie, ho notato uno striscione appena all’inizio del borgo antico. Striscione in plastica, con una scritta rossa e senza firma o associazioni alle spalle. Si tratta di una semplice scritta rossa con un disco orario per la sosta che recita: “Vogliamo più parcheggi”. Non si sa bene a chi appartenga lo striscione, chi lo abbia scritto, se sia una sola persona, un commerciante della zona, un’associazione o un movimento culturale. C’è scritto solo Vogliamo più parcheggi. Ad una prima vista e ad un primo confronto con un amico architetto, la cosa ci ha subito gettati nello sconforto, poi però sono stati altri pensieri quelli che mi hanno attraversato. La prima reazione di sconforto è data dal fatto che i centri storici stanno diventando, pian piano e con molta fatica da parte delle amministrazioni comunali, dei luoghi in cui vietare il traffico alle autovetture. D’altronde, se proprio volessimo approfondire la questione, il borgo antico, il nucleo storico delle città, per sua stessa definizione non è adatto alle autovetture dal momento che quando è stato costruito, pensato, edificato, queste non c’erano. Per sua stessa costituzione, dunque, il centro storico è pensato senza autovetture e le strade strette che caratterizzano il borgo antico della città di Bisceglie, come anche degli altri centri storici del territorio, ma anche dei centri storici dell’area mediterranea o, se vogliamo, dei centri storici in generale, non nascono in funzione delle automobili ma per un altro tipo di circolazione pedonale o attraverso animali di media taglia. Il secondo punto è l’investimento, seppur discutibile, nei confronti dei centri storici in termini di gentrificazione e di turismo che rendono il borgo antico una sorta di vetrina della città, sviluppando ulteriori confronti e dialettiche con gli abitanti del centro storico. A questi due elementi possiamo aggiungere ulteriori investimenti che portano ad una riappropriazione della città in termini di mobilità sostenibile, in primis quella pedonale. In una città medio-grande come Bisceglie è ancora possibile spostarsi a piedi per la maggior parte delle persone, dei tragitti e dei tracciati da svolgere. Oltre a questo, si aggiunge anche il problema di un surplus di macchine, di un accrescimento del mercato delle autovetture notevole e per certi versi sproporzionati negli ultimi trenta o quarant’anni. Se vogliamo, poi, possiamo aggiungere anche l’aumento considerevole dello spazio che occupa un’autovettura oggi rispetto al passato. Si tratta, insomma, di tanti fattori che rimettono in gioco la sostenibilità non solo del centro storico ma di uno stile di vita che vede l’uso dell’automobile per brevi tratti e per velocità ridotte. Vogliamo più parcheggi, dunque, ci mette dinanzi ad una sorta di collasso e di difficoltà che vivono gli abitanti del centro storico stretti fra il mito dell’automobile e uno spazio che ha bisogno di essere ricompreso andando a piedi. Ma se da una parte emerge uno sconforto per una certa miopia legata all’automobile e all’esigenza di sempre più spazio per lasciare l’auto piuttosto che per vivere la città, dall’altra ci fa riconsiderare come la presa di consapevolezza dell’abitare la città non passi solo attraverso atti amministrativi ma da politiche di presa di coscienza dell’abitare. Una presa di coscienza che ha bisogno di interpretare i bisogni dei cittadini e di informare e formare la cittadinanza ad un diritto alla città piuttosto che ad un volere la città secondo il proprio uso e consumo. Insomma, la strada è ancora lunga ma la rotta è tracciata verso una interpretazione della città che tenga conto della complessità e sappia trasformare il volere in abitare.