Una croce blu cobalto
2Sam 5,1-3; Sal 121; Col 1,12-20; Lc 23,35-43
Oggi ricorre la Solennità di Cristo re, fine dell’anno liturgico ma ancora di più il fine della nostra esistenza e di tutte le cose, di tutta la realtà. la solennità di Cristo re non ci ricorda un potere da esercitare ma la nostra piena maturazione, l’orientamento, il fine della vita. Ecco perché viene posta a termine dell’anno liturgico. Un fine che diviene, per noi, non un finale ma una domanda dinanzi a cui presentare tutta la realtà. E una delle domande che ancora ci può interrogare oggi, insieme a tante altre, è quella che nasce dal crollo di una miniera di cobalto in Congo. È notizia di qualche giorno fa, l’episodio è accaduto nella zona di Lualaba e per ora si contano una ottantina di morti. Una catastrofe simile a tante altre che passano sui nostri video. Se non fosse che il cobalto è uno dei materiali chiave per la costruzione delle batterie a litio, le quali alimentano i nostri smartphone, tablet, pc e auto elettriche. La rivoluzione tecnologica ha portato ad una fame di cobalto estratto, per la maggior parte, proprio in Congo e in altri Paesi dell’Africa. Curiosamente, proprio il maggior paese esportatore di cobalto utile per l’economia globale, è uno dei Paesi più poveri dell’Africa in quanto la maggior parte delle miniere sono di proprietà di grandi multinazionali e i lavoratori sono tenuti in condizioni di schiavitù, fra cui molti bambini costretti a lavorare 12 ore per 2 dollari. Il crollo di una miniera in Congo, allora, scopre un vaso di disperazione, schiavitù, soprusi e ingiustizie che alimentano la nostra economia capitalista, che servono a sostenere uno stile di vita insostenibile per la maggior parte delle altre persone del pianeta. E la sola cosa che ci resta da fare per sostenere un sistema di sfruttamento è prendercela con quelle stesse persone giungono sulle nostre coste dopo che abbiamo rovinato, deturpato, sfruttato casa loro. In tutta questa situazione complessa, ingiusta, dolorosa, la solennità di Cristo re può offrirci una prospettiva. Non si tratta, infatti, di voltarsi dall’altra parte, di giustificare la nostra impotenza, di dire che, comunque, alla fine andrà tutto bene. La solennità di Cristo re ci spinge a guardare la realtà, a prendere atto di ciò che avviene, a sentirci coinvolti in un umano sentire, ad essere attenti al come usiamo anche dei beni della terra e, soprattutto, di come viviamo le relazioni. È la prefigurazione che leggiamo già in Davide, il quale diviene re non per eredità e tantomeno come fine della sua storia. Ma l’incoronazione di Davide nasce da una fiducia che conserva presso le tribù di Israele, le quali giungono tutte ad Ebron per farlo re. È la fiducia nell’aver condotto e ricondotto Israele, di non essersi sottratto alla gravità delle situazioni e della realtà. Ed è anche la profezia di Paolo che ci rende tutti capaci di far parte della sorte dei santi nella luce. Tutti, in cui sono compreso io occidentale e quello schiavo morto nella miniera di cobalto di cui non conoscerò mai il nome e la storia. L’orientarsi verso Cristo che ci ha resi partecipi della sorte dei santi nella luce, è un orientamento cosmico, che appartiene a tutti. Per questo la sorte dei santi non è una sorte individuale, di un accompagnamento verso la grande luce da parte di un angioletto, ma è il guardare la realtà, il vivere questa realtà profondamente iniqua e ingiusta con lo sguardo rivolto alla promessa di Dio, che tutti ci salviamo in Cristo, il primogenito dei risorti e in cui abita tutta la pienezza. È piaciuto infatti a Dio che abiti in lui tutta la pienezza e che per mezzo di lui e in vista di lui siano riconciliate tutte le cose, avendo pacificato con il sangue della sua croce sia le cose che stanno sulla terra, sia quelle che stanno nei cieli. Dove per tutte le cose si intende proprio tutte, non solo noi occidentali, non solo noi credenti, non solo noi cristiani, non solo noi cattolici, non solo ma tutti. Così giungiamo alla paradossalità più grande del Regno di Dio, ovvero la croce. Il Cristo re è il Cristo crocifisso che non pensa a salvare solo se stesso scendendo dalla croce ma è per tutti. Non coronandosi re da solo o non poggiandosi su nessun diritto divino, per quanto avrebbe potuto, ma scendendo fin nelle profondità pur di accogliere e raccogliere un malfattore, crocifisso come lui. Anche nel più profondo abisso, Cristo regna. Oggi da una croce blu cobalto.