Ritmi cicardiani, fatti per la luce

Ritmi cicardiani, fatti per la luce

18 Aprile 2026 0 di Makovec

At 2,14.22-33; Sal 15; 1Pt 1,17-21; Lc 24,13-35

Il ritmo circadiano è l’orologio biologico interno di circa 24 ore che regola le funzioni fisiologiche, inclusi il ciclo sonno-veglia, la temperatura corporea, la produzione ormonale e il metabolismo. Gestito dal nucleo soprachiasmatico nell’ipotalamo, è sincronizzato principalmente dalla luce solare. È quel ritmo che, una volta alterato, rischia di produrre delle menomazioni psicologiche e biologiche. Trasformazioni date dalla mancanza di sonno, dal dormire poco, dalla scarsezza di riposo che ha effetti sul metabolismo, sullo stress, sulla crescita muscolare e sull’invecchiamento della pelle. In altre parole, dormire e riposare di notte è fondamentale non solo per la salute fisica e mentale ma rivela anche che il nostro stesso fisico è regolato secondo un ciclo di luce. Siamo fatti per la luce e viviamo nella luce, anche fisicamente. Questa consapevolezza, nei giorni in cui celebriamo la resurrezione di Cristo, non è solo una conferma della nostra fede ma un orientamento di tutta la nostra vita, fatta di interruzioni, riposo, crescita e via discorrendo. Ma se questo vale per il fisico, vale anche per la dimensione spirituale, la quale vive e tende al giorno, anche quando intorno è notte, anche quando dentro di noi è notte. Ma, come ricorda il Salmo, anche di notte il Signore istruisce. Anche di notte il Signore istruisce per non farci dimenticare che siamo fatti per la luce, che non possiamo abituarci alla notte. Oggi, dinanzi a tutta la prepotenza e la superbia che si manifesta nel mondo, il rischio è quello di abituarci alla notte, di perdere quella sensibilità alla luce e alla compassione, all’umanità e alla prossimità. Abituarsi alla notte significa alterare noi stessi, pensare che la nostra vita possa fare a meno della luce e del giorno, possa fare a meno della resurrezione. Ecco perché spesso ci occorre ricordarci che Cristo è Risorto, è veramente Risorto. Perché questa è la nostra luce, questo è il nostro giorno. Il rischio di noi discepoli di oggi è lo stesso dei discepoli di Emmaus, che si dirigono verso un tramonto abituandosi alla notte, stanchi nel ripetere e sapere a memoria tutto di Gesù senza avere più la sensibilità nel riconoscerlo, nel riconoscere la prossimità del Risorto, un Gesù che cammina insieme con noi. Ecco perché anche di notte occorre ricordarci, come Paolo, che noi siamo i liberati da Cristo, siamo coloro che vivono nella luce. Voi sapete che non a prezzo di cose effimere, come argento e oro, foste liberati dalla vostra vuota condotta, ereditata dai padri, ma con il sangue prezioso di Cristo, agnello senza difetti e senza macchia. Ed è per questo motivo che siamo stranieri su questa terra, che sappiamo che tutto di questa terra non è l’ultima nostra parola, come non è l’ultima parola la notte e la superbia umane. Ma camminiamo anche nella notte, anche nelle tenebre, anche in mezzo alle difficoltà e alle angosce di oggi in modo che la vostra fede e la vostra speranza siano rivolte a Dio. Ed è sempre questa ragione che Pietro trova dinanzi alla popolazione di Gerusalemme. Una differenza fra Davide e Gesù che si basa sulla morte stessa. Mentre Davide è morto, Gesù è resuscitato. Fratelli, mi sia lecito dirvi francamente, riguardo al patriarca Davide, che egli morì e fu sepolto e il suo sepolcro è ancora oggi fra noi. Ma poiché era profeta e sapeva che Dio gli aveva giurato solennemente di far sedere sul suo trono un suo discendente, previde la risurrezione di Cristo e ne parlò: “questi non fu abbandonato negli inferi, né la sua carne subì la corruzione”. Questo Gesù, Dio lo ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni. Innalzato dunque alla destra di Dio e dopo aver ricevuto dal Padre lo Spirito Santo promesso, lo ha effuso, come voi stessi potete vedere e udire». È successo qualcosa di differente fra Davide e Gesù, e questa differenza non è nella relazione con Dio, paradossalmente, ma radicata in un evento che è la resurrezione. Perché anche Davide è un consacrato, è un christòs. Ma mentre Davide è morto, nella resurrezione di Gesù noi non ci abituiamo più alle tenebre e alla notte, perché anche le tenebre sono il luogo dove Dio ci istruisce, dove desideriamo ancora la luce, una luce che mai si arrende.