Riti e urbanizzazione
Infine, per tracciare una sorta di sintesi sulla dimensione rituale nelle città vogliamo rifarci alla urbanità. Se la dimensione collettiva ci ha fatto intravedere la sospensione temporale, la cittadina una sorta di appartenenza stratigrafica alla città, l’urbanizzazione ci rivela come il tessuto stesso della città partecipa ai riti. Non solo il cittadino partecipa al rito ma anche le strade, i palazzi, l’orientamento stesso della città entra a pieno titolo nei riti. Vi sono, infatti, alcuni riti collettivi che prevedono il toccare i quattro punti cardinali della città, oppure proseguire lungo il tragitto delle mura, oppure benedire interi quartieri. Alcune novità processionali dei riti intendono toccare anche quartieri difficili e fragili delle città in modo da valorizzare il tessuto urbano e offrire dignità anche alle fasce più emarginate dei cittadini. La dimensione urbana, dunque, entra profondamente nello svolgimento di un rito non solo dal punto di vista logistico ma soprattutto simbolico. Attraversare una strada, poter toccare differenti punti, giungere in prossimità di un tempio e fermarsi lì, sono tutti elementi che dicono una sorta di logistica del rito che struttura la città stessa, che cerca di affermare una integrità della città. Inoltre, più il tessuto urbano è compatto, più si sente con maggiore vigore la possibilità di attraversare, di volta in volta, tutto il territorio, di coprirne i punti più significativi in modo da coglierne un insieme, da attraversare per intero una città. E questa dimensione urbana del rito ci permette di cogliere quella sintesi che cercavamo nella relazione fra città e rito ovvero l’integrità. In altri termini, il poter attraversare una città toccandone di volta in volta i punti nevralgici assume il significato simbolico di una completezza della città che dice anche una riconnessione non solo dei cittadini ma anche dell’urbanità, in maniera simbolica. Una visione d’insieme che il rito può offrire, una visione mai identica a se stessa ma specifica di ogni città, fatta di stratificazioni e sempre nuove interpretazioni, fra tradizione e innovazione. Qui si gioca la partita dei riti, antichi e ancora attuali, se siamo capaci di intravederli nella relazione con le città in cui si svolgono.
Caro Matteo, sempre emozionanti le tue letture della città, del significato e delle ragioni dell’urbanità.
Condivido la tua interpretazione della relazione con il rito e vi rintraccio i percorsi delle processioni. Ma credo che questi si legassero al progetto sociale della città, quando questa aveva una dimensione umana: contenuta e percorribile a piedi. Oggi credo siano due le questioni del distacco: la dimensione e la riconoscibilità condivisa di un rito collettivo. In una città così complessa, abitata da una società che lo è altrettanto quale potrebbe essere il rito che mettendole in dialogo ne indaga, ma anche ne sperimenta l’identità?
Matteo tanti anni fa scrissi due articoli su interpretazioni del rito dell'”Incontro” il venerdì santo.
Furono le mie interpretazioni assolutamente prive di prove documentali e lo scrissi. Letture spaziali-urbanistiche da architetto
Erano letture simboliche verosimili llma non verr. Asserii che il luogo esatto dell’ Incontro avrebbe dovuto essere proprio davanti il Calvario questo perché il Calvario è il diorama che rappresenta nelle sue nicchia l’intera passione. La rappresentazione sacra nei colori , nelle sagome , nelle firme, lo spettatore avrebbe dovuto vederla avendo come sfondo il Calvario , inserendola nel ciclo degli ovali della Passione di nostro Signore
Con questo tuo scritto mi conforti