Rimuovi le città di pianura

Rimuovi le città di pianura

7 Dicembre 2025 0 di Makovec

Tornando alla nostra casa nobiliare, invasa da una nuova autostrada, Giulio si sofferma a contemplare le pareti riccamente affrescate. Una scena amena è dipinta sulla parete, con boschi e ruscelli, montagne e mare. Ad un certo punto, Giulio esclama: “Il pittore ha voluto ricongiungere la terra al mare, senza tutte quelle fastidiose città di pianura”. È la prima e sola volta che sentiamo parlare di città di pianura, nell’omonimo film. E se ne parla come di un noioso fastidio, come di una intermittenza che non dice nulla in mezzo a strade che non portano più a nulla, trasportando vite che non sanno più dove andare e che cosa fare. Sono le vite di Doriano e di Carlobianchi che non hanno più una mèta e neanche un lavoro. Carlobianchi continua a vivere con i suoi genitori dopo la separazione da sua moglie e la perdita del lavoro, gli rimane solo l’automobile, talismano mitico del benessere di un tempo. Di Doriano, invece, non sappiamo molto. Altra scena interessante di queste fastidiose città di pianura, è la frequentazione di una prostituta da parte di Doriano e di Carlobianchi. In un quartiere razionalmente anonimo e freddo i due si alternano con una donna in un appartamento, spingendo anche Giulio a provare quella esperienza momentanea ma senza riferimenti, senza senso, senza luogo. È la città di un momento, è la città di utilizzo, la città di passanti e di infrastrutture, la città razionale, formata dalla mente logistica ed euclidea. La città che separa, che confina, che tira linee nella paradossalità delle infinite opportunità che offre, sempre più per pochi. La città della diffidenza, senza neanche un negozio, dove la piazza diventa un parcheggio e l’ipermercato diventa il solo modo per affogare la propria solitudine. Le città di pianura sono quelle separazioni urbane non solo nello spazio ma anche fra i corpi, impossibili da toccare, impossibili da afferrare, impossibili da riconoscere. Ed ecco, allora, che in soccorso a tutto questo giunge l’arte parietale, l’arte primitiva che si imprime sui muri. Quest’arte che ricongiunge, che educa lo sguardo, che provoca la mente. Quest’arte come è l’arte pittorica, come sarà l’arte architettonica della tomba Brion sempre citata all’interno del film, l’arte urbanistica di città come Venezia, l’arte cinematografica a suscitare un modo diverso di guardare e di pensare.