Riminizzazione: quando la città diventa funzionale al litorale
Continuando la nostra riflessione sulle spiagge e sul loro uso economico-turistico non possiamo non pensare ad una riflessione sul termine riminizzazione. Secondo l’Enciclopedia Treccani, riminizzare è un neologismo dispregiativo utilizzato per indicare porzioni di costa erose dallo sfruttamento economico e dalla rendita fondiaria. Con l’affermarsi del turismo di massa e l’internazionalizzazione dei flussi turistici, si viene a creare una forma di turismo fatta di grandi catene alberghiere e di grandi speculazioni edilizie. Rimini viene presa come esempio di questo enorme scempio edilizio in grado di cancellare enormi porzioni di patrimonio storico dalla mente dei villeggianti per indicare solo spiaggia e mare, divertimento e spensieratezza. Afferma Patrizia Battilani: “Nel 1988 il Dizionario italiano ragionato, curato da Angelo Gianni introdusse la voce riminizzazione per indicare lo scempio prodotto su quel tratto di costa dall’investimento turistico. In questo modo veniva messo a riposo il termine rapallizzare coniato nel 1974 e sino ad allora utilizzato per esprimere il concetto di un paesaggio deturpato e soffocato dal cemento” (https://www.treccani.it/enciclopedia/dal-turismo-di-massa-al-turismo-relazionale-la-riviera-romagnola_%28L%27Italia-e-le-sue-Regioni%29/). Per citare un piccolo esempio di questo processo di turistificazione di massa che punta semplicemente alla spiaggia, possiamo ricordare come Rimini oggi sia ancora fortemente connotata nell’immaginario collettivo dal mare e dalle spiagge ma meno raramente da Tempio Malatestiano dell’Alberti o dalle opere di Giovanni Bellini o dal Ponte Augusto. Nel nostro immaginario, Rimini è ancora una città fatta di sole spiagge anche se ha espanso la sua concezione di turismo e di patrimonio locale fornendo ulteriori servizi oltre quelli costieri. Eppure, ancora oggi il termine riminizzazione non indica solo la città di Rimini ma un turismo fatto di lidi, litorali, passeggiate sulla battigia, ostentazione di corpi scolpiti nelle invernali palestre e che, finalmente, possono essere esposti. Partite di beach volley, pranzi interminabili, dj set, animazione e così via fino a trasformare le spiagge in una sorta di villaggio turistico dove chi arriva deve avere tutto a disposizione, pagando. Un turismo fatto di tanti tipi da spiaggia e da pochi tipi di mare e che rendono la città funzionale a questo tipo di industria turistica. Un’industria che, come ci mostrano le principali città turistiche anche non costiere, non può essere la sola entrata o il solo investimento di una città, pena quello di una desertificazione che non tarda ad arrivare con l’aumento vertiginoso dei prezzi. L’inizio di tutto questo processo che oggi è passato dalle grandi catene alberghiere ai B&B è quando una città inizia ad essere funzionale al turismo fino a rendere il turismo disfunzionale per la città con l’incremento di prezzi, lo svuotamento delle residenze per far posto ai B&B e l’allontanamento costretto dei cittadini a causa di interessi economici che sembrano rendere la città un parco giochi a tema e non più una comunità.
Ribaltando la prospettiva che lo vedeva come un derivato dalla bellezza espressa e promuoveva la vacanza come sollievo assicurato alla fatica del lavoro, il turismo è diventato un affare predatorio, prioritariamente economico: occasione ghiotta per consumare anche il proprio territorio al solo scopo di trarne un vantaggio economico privatissimo. Un vantaggio che arricchisce pochi (pochissimi) e moltiplica camerieri sottopagati che spendono i loro pochi guadagni in vacanze brevissime e costose, serviti da camerieri sottopagati. Scomparso lo scambio che offriva l’osmosi fra ospiti abitanti e temporanei, si prediligere l’arrembaggio, perdendo da entrambe le parti un’occasione preziosa, quella sì, per la crescita e la salute umana.
[…] di orario e senza riposo, edificazioni abusive… Chi non ricorda quando il vocabolo “riminizzazione” era entrato nel vocabolario come sinonimo di abuso edilizio e di edificazione selvaggia? […]