Nell’unda salutis

Nell’unda salutis

7 Marzo 2026 0 di Makovec

Es 17,3-7; Sal 94; Rm 5,1-2.5-8; Gv 4,5-42

Nella sede regionale dell’Acquedotto Pugliese c’è un’opera di Duilio Cambellotti intitolata Unda Salutis. Opera del 1032 celebra la rete idrica che, agli inizi del Novecento, ha portato l’acqua in Puglia dalle sorgenti campane di Cassano Irpino e Caposele e del suo sfociare in mare a Santa Maria di Leuca. Opera maestosa voluta da Matteo Renato Imbriani e che ha trasformato una terra arida a causa del territorio calcareo in una terra fertile. L’acquedotto pugliese, infatti, è un’opera che attraversa tutta la Puglia come un’unda salutis, un’onda di salvezza salutare. L’opera di Cambellotti, dunque, oltre a celebrare l’acquedotto, ci mostra anche la diversità e la ricchezza del territorio pugliese, attraverso i tre santi protettori: san Michele, san Nicola, sant’Oronzo. Santi cari alle tre principali zone della Puglia e che vengono attraversate dall’acqua di salvezza. E in questa domenica di Quaresima, la vera protagonista è proprio l’acqua. Quell’acqua che salva dal deserto. Quell’acqua che salva il popolo di Israele dal deserto come anche il deserto relazionale della Samaritana, costretta ad andare attingere acqua a mezzogiorno, nell’ora più calda, quando non esce nessuno. La vera protagonista di questa domenica battesimale è l’acqua. Quell’acqua unda salutis, onda di salvezza perché salva non solo dalla sete temporanea, ma da quella sete in eterno, da quella sete di eterno. Così come l’acqua dell’Acquedotto pugliese ha rinvigorito un territorio, donandogli prosperità, così l’acqua del battesimo è ciò che dona salvezza, dona prosperità, lì dove noi vediamo solo tristezza, deserto, impotenza. È l’acqua che sgorga dalla roccia che è Cristo stesso. Quell’acqua che Mosè ha fatto scaturire dalla roccia per il popolo di Israele nel deserto. Quando Israele stava rimpiangendo la schiavitù d’Egitto, dalla roccia Mosè fa sgorgare l’acqua, quell’acqua che aveva percosso il Nilo e che diventava fonte nuova che zampilla, per un cammino rinnovato. Tanto che Massa e Meriba prendono il nome da una domanda che il popolo si pone: “Il Signore è in mezzo a noi, si o no?”. Una domanda che dice la sete di Dio, che mette alla prova Dio stesso e che esprime ancora il bisogno di eternità. Quel bisogno di Dio che irriga nuovamente il deserto della Samaritana, quel deserto interiore fatto di relazioni prosciugate. Gesù si trova dinanzi al pozzo, il luogo degli incontri. Giunge una donna, una straniera, una samaritana, una persona poco raccomandabile. E Gesù inizia a parlare proprio con quella donna con cui non si deve parlare per buona etichetta, per divisioni interne dei due popoli, perché uno è un rabbi e l’altra una povera donna. Eppure, Gesù inizia questo dialogo, fino a far scorrere l’acqua dentro di lei, fino a irrigare anche quelle relazioni ferite, tanto che la donna inizia a parlare con tutti, ad incontrare le persone, a raccontare ciò che Gesù ha operato nella sua vita. Lei che non voleva farsi vedere da nessuno, ha lasciato la sua anfora, diventando lei stessa sorgente zampillante. Ed è un’acqua che contagia anche le altre persone, tanto da non aver più bisogno di attingere da lei, ma direttamente dalla fonte. Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo». Ma tutto è iniziato da quel Giusto, che è Gesù Cristo, che è stato disposto a morire per tutti, come ricorda Paolo. Non a morire per una persona dabbene, come neanche per i perfetti, ma per tutti, soprattutto per coloro che vivono momenti di aridità interiore. Infatti, quando eravamo ancora deboli, nel tempo stabilito Cristo morì per gli empi. Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. Mentre eravamo ancora sterili, mentre eravamo ancora empi, mentre la nostra vita era ancora ferita, Cristo è già morto per noi, è già salito sulla croce, è già risorto. E noi insieme con lui, nell’unda salutis.