Maria, corredentrice?

Maria, corredentrice?

8 Dicembre 2025 0 di Makovec

Gn 3,9-15.20; Sal 97; Ef 1,3-6.11-12; Lc 1,26-38

Il 7 ottobre, Giorno della Madonna del Rosario, la Congregazione per la Dottrina della fede ha pubblicato il documento Mater Populi fidelis, su alcuni titoli mariani. Ciò che ha fatto più notizia è certamente l’utilizzo sconveniente del termine Corredentrice, applicato a Maria. Dopo una piccola storia della sua nascita nel Medioevo, i pronunciamenti dell’allora cardinale Ratzinger e in seguito di papa Francesco hanno affermato la negazione di questo titolo, se non applicato alla croce redentrice del Figlio. Qual è il problema che si nasconde dietro questo titolo di Corredentrice e che ci aiuta a comprendere anche la solennità di quest’oggi? Il rischio è di fare di Maria una semidea o comunque una divinità quasi alla pari del Figlio. Maria non si è mai presentata come corredentrice dell’umanità insieme al Figlio e neanche come mediatrice se questo significa avere una posizione intermediaria fra noi e Gesù. Ma se questo può risultarci difficile da comprendere, per gli onori che abbiamo sempre offerto a Maria e che la devozione mariana, giustamente, continua ad offrirle, il rischio è quello di fare una persona sganciata dalla nostra natura umana, così privilegiata da non avere più nulla a che vedere con noi. Invece Maria, come ci ricorda la solennità dell’Immacolata concezione, è la prima creatura che partecipa alla resurrezione del Figlio, è come noi saremo in quanto creature e discepoli di Gesù. Il che è ancora molto più scandaloso, molto più impegnativo, molto più affascinante, in quanto ci rivela che ciascuno di noi conserva dentro quel seme di divinità che in Maria è fiorito pienamente. E per arrivare a quella fioritura, insieme con Maria, siamo in cammino, insieme. Un cammino che inizia nella notte dei tempi, in una genetica che ci appartiene, in questo mistero per cui nonostante conosciamo il bene, nonostante sappiamo bene e comprendiamo cosa sia il bene facciamo il male, commettiamo anche errori, nella nostra vita ci sono mancanze. Ciò che il peccato originale ci viene a dire non è il raccontino di Adamo ed Eva, ma riconoscere come Adamo, Eva e anche il serpente sono dentro di noi, albergano anche nella mia interiorità e per quanto possa impegnarmi nel vivere in maniera corretta ci sarà sempre quella mancanza, quel vuoto, quella sete di infinito che non riuscirò mai a colmare e calmare in questa vita. Un decadimento da un trono regale, verso una autenticità profonda, che Maria ha raggiunto. Ma ha raggiunto non nelle sue forze, non nei suoi meriti, non perché è migliore di noi, ma perché ha partecipato del Figlio, portandolo in grembo, vedendolo crescere, camminando con lui. Maria è senza peccato originale in vista del Figlio Gesù, non per il suo curriculum o per meriti. E Maria appartiene come tutti noi alla Chiesa, a quella chiesa che è discepola di Gesù, che cerca di camminare insieme, consapevole della fatica che tutto questo comporta. A dimostrazione di tutto questo, poi, ci viene in aiuto Paolo, il quale afferma che siamo tutti chiamati ad essere immacolati. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno d’amore della sua volontà, a lode dello splendore della sua grazia, di cui ci ha gratificati nel Figlio amato. In questo non c’è nessun merito, nessun primo posto, nessun privilegio o gerarchia ma una chiamata universale alla santità, ad essere santi e immacolati. Per questo motivo, fin troppo spesso abbiamo pensato che Maria fosse priva della possibilità di peccare e che il peccato fosse di natura sessuale, per cui Maria non ha mai peccato perché non ha avuto rapporti sessuali. Una visione non solo sorpassata ma che non ritroviamo esplicitata neanche nella Scrittura. Anzi, ciò che ci interessa maggiormente di Maria, del suo cammino di discepola, è quell’Eccomi, che risuona anche nella liturgia, come nei sacramenti. Quell’Eccomi che dice la disponibilità di Maria, quell’apertura di cuore a fare la volontà di Dio anche se non la comprende immediatamente, anche se non sa cosa davvero sarà, anche se rischia perché era già promessa sposa e avrebbe potuto dire benissimo di “no”. L’obiezione di Maria, infatti, non dice solo la sua astinenza da rapporti sessuali, ma il dubbio della fede stessa, un dubbio che aiuta a fare chiarezza, una obiezione che spinge ad approfondire il messaggio, la lieta notizia. Perché la disponibilità del cuore non si fonda sulla sicurezza ma su una fede nutrita dalle domande, dagli interrogativi che ci portiamo dentro e che raggiungeranno a piena maturazione nella santità, nel nostro essere immacolati insieme a Maria, nell’abitare un Regno di luce e bellezza.