Le città e le vite sospese: oltre le pianure verso il segreto della vita
Con quest’ultimo articolo vogliamo concludere il nostro viaggio nelle Città di pianura di Francesco Sossai. Abbiamo provato ad approfondire e riflettere su alcune parti del film ma ve ne sarebbero ancora molte altre interessanti. L’ultimo punto che vogliamo attraversare è ciò che chiude il film ovvero: il segreto della vita. Quasi alle prime immagini del film, quando i volti di Doriano e Carlobianchi sono ritratti in un primo piano estremo, emerge il segreto della vita. Carlobianchi afferma di aver pensato il segreto della vita, ma di essersene dimenticato qualche istante dopo, a causa del troppo bere. Alla fine del film, quando Giulio prende il treno per andare ad incontrare la sua amata a Verona, città degli innamorati, ecco che Carlobianchi si ricorda del segreto della vita. Tuttavia, a causa delle porte del treno, il segreto rimane muto e inascoltato. Così, mentre Giulio sceglie di prendere il treno e di dirigersi a Verona, ecco che Doriano e Carlobianchi lo inseguono in auto. Scena che ricorda il film Io speriamo che me la cavo di Lina Wertmüller del 1992. Alla fine del film, un ragazzo che era accanto a me durante la proiezione mi ha chiesto: “Ma, allora, qual è il segreto della vita?”. La sola risposta plausibile è stata quella di scoprirlo. Non è un segreto dato una volta per tutte ma una illuminazione, ispirazione, che giunge nella nostra esistenza e ci spinge a fare delle scelte, a prendere un treno o ad andare verso una strada e non un’altra, a scegliere l’università, a lasciare tutto. Il segreto della vita non è una ricetta ma ciò che permette di scorgere oltre il parapetto delle città di pianura, tomba di vite sospese, un guizzo nuovo, una spinta a vivere e non solo a sopravvivere. Questo è il segreto della vita, quella illuminazione che spinge a restare o andare, scegliere di amare quella persona per tutta la vita, quella e non un’altra, non tante e tante altre peggiori o migliori. Quel segreto della vita che spinge a denunciare il degrado e la mediocrità, un colpo di reni che ti rialza quando sei a terra, un fulmine che attraversa il cielo e che ti fa dire che è giunto il momento, che ogni fine contiene sempre un inizio.
E’ il fischio del treno di cui racconta Pirandello. Il suono di una verita’ che non sai spiegarti ma che ti scuote e ti libera.