L’appropriazione delle spiagge: concessioni demaniali e sfruttamento turistico
Giunti al periodo estivo delle ferie di Agosto, feriae auguste, Ferragosto, ci sembra importante e anche utile poter prendere in esame una annosa questione che non riguarda propriamente le città e che, tuttavia, ne caratterizza l’affluenza, il turismo e la pratica soprattutto d’estate. Stiamo parlando delle spiagge e di quelle città che si sono venute a caratterizzare per un afflusso turistico balenare legato all’utilizzo delle spiagge e del mare. Ma prima ancora di addentrarci nel blu del mare, le notizie di questi giorni riguardano la relazione che sussiste fra i turisti e l’utilizzo delle spiagge attraverso i servizi messi a disposizione. Il blog dello Studio Legale Dedoni (https://www.studiolegalededoni.it/concessioni-balneari-cenni-storici-e-normativi) offre una interessante ricostruzione della storia delle Concessioni Balneari, di come siamo giunti al Decreto Milleproroghe del 2023 fino a comprendere come la situazione sia, sostanzialmente, bloccata anche a causa dell’influenza dei gestori dei lidi balneari sulla politica nazionale e locale. Si viene così a costituire una sorta di empasse, di punto fermo fra un demanio pubblico e che cerca di resistere nella sua dimensione pubblica e un’appropriazione delle spiagge da parte di lidi balneari con prezzi sempre più onerosi per le famiglie locali e per gli stessi turisti. È notizia di questi giorni dello spopolamento di lidi e spiagge considerate mete privilegiate del turismo costiero. Spiagge come quelle del Salento spopolate di settimana con prezzi esorbitanti per servizi minimi e, alle volte, di scarsa qualità. Ma qual è il processo che si è venuto a instaurare? Un processo che potremmo chiamare di appropriazione delle spiagge. Per prima cosa, ci occorre sottolineare come le spiagge siano e rimangano sempre proprietà del demanio, quindi pubbliche. Non esiste una proprietà privata delle spiagge ma esiste una concessione del demanio a gestori che si preoccupino di servizi balneari che vanno dal lettino all’ombrellone, dal chioschetto al bagnino. La proroga delle concessioni sembra generare un rapporto di appropriazione della spiaggia da parte del gestore del lido. Un transitare che, nel corso del tempo, ha trasformato il temporaneo della concessione in proroga di appropriazione. Non una vera e propria proprietà privata, ma una sorta di difesa della concessione demaniale affinché tutto il lavoro svolto nel corso del tempo e tutta l’attività lavorativa e gli investimenti messi in campo non vadano nelle mani di altre persone. Il problema, allora, oltre ad essere amministrativo e di mancata formazione di un Piano di Utilizzo dei Litorali (PUL) o dei Piani Comunali delle Coste è in questa appropriazione di elementi del demanio pubblico. Appropriazione che non dice privatizzazione del demanio pubblico a livello di norme e di leggi ma un reclamare zone pubbliche con possibilità di guadagni importanti. Ma dinanzi a questo processo di appropriazione delle spiagge, in una zona ibrida e ambigua fra pubblico e privato, fra norme e proroghe, concessioni ereditate e sfruttamento turistico, le spiagge diventano un patrimonio non solo monetario ma culturale da difendere.
Io credo che bisognerebbe promuovere un movimento di opinione permanente su questo argomento che in estate coinvolge decine di migliaia di famiglie. Come tanti altri settori in Italia questo è un OK Corral dove tutti cercano di tirare acqua al proprio mulino. Buona domenica don
Segnalo due aspetti della questione
Primo:
e’ la mia osservazione inascoltata al Piano delle Coste biscegliese, ma vale per ogni costa di Italia.
Invece di la spiaggia in pubblica e data in concessio secondo direttrici perpendicolari alla linea di battigia (cioè la linea ideale in cui finisce la spiaggia ed inizia il mare) dividendo classisticamente i bagnanti fra ricchi e poveri, si dovrebbe dividere la spiaggia secondo linee parallele alla battigia assegnando la parte posteriore in concessione ai privati e quella più vicina al mare lasciata libera.
Faccio un esempio: ho una spiaggia larga (non lunga) 50 metri. La divido in due fette da 25 metri di larghezza. Quella posteriore si da’ in concessione, quella piu’ vicina al mare resta di libero accesso ed uso.
In questo modo i concessionari non si appropriano più “del mare” ma diventano fornitori di sevizi ai liberi bagnanti: forniscono cabine, docce, strumenti e luoghi d’ombra e di riposo, cibo bevande ecc.
Possibile che da coloro che si definiscono progressisti e di sinistra non viene mai di fare proposte concrete egualitarie?
Inserisci dopo “Invece di” il verbo “dividere”
Seconda questione: da chi ha in concessione un bene pubblico e quindi gode di un privilegio, si chiede di essere piu’ santo fra i santi.
Mi spiego.
Da chi e’ concessionario si deve pretendere il massimo rispetto delle norme sul lavoro , sull’ ingaggio, sul pagamento di contributi ecc.
Non devono giungere voci, come accade, di ragazzi sottopagati, ingaggiati part time ma lavoranti oltre gli orari contrattuali ecc
Chi e’ concessionario di un bene pubblico deve essere ligio alle norme.
Deve essere un limpido esempio per gli altri