In Cina, dagli appartamenti ai cimiteri
Secondo l’articolo di Gianluca Modolo per Repubblica del 30 marzo, il governo cinese ha emanato un nuovo regolamento funerario (qui). Nominate come le Case delle ceneri, sono un fenomeno costantemente emergente e preoccupante in Cina. Data la forte espansione urbana degli ultimi decenni si è venuta a creare una sempre maggiore offerta di appartamenti, soprattutto in zone periferiche, e senza una minore disponibilità di espansione per i cimiteri. Questo ha prodotto un aumento vertiginoso delle spese d’acquisto dei loculi, i quali possono variare da 8.000 euro a 12.000 euro con punte di 25.000 euro. Prezzi proibitivi anche per coloro che scelgono di cremare i propri cari, pratica molto più diffusa che negli Stati Occidentali del mondo. Eppure, nella cultura cinese, anche la cremazione necessita di un luogo per far riposare i propri cari, anche sotto una lapide di pietra. Nonostante tutto questo, si viene a creare una sorta di sovra affollamento dei cimiteri che ha spinto il governo a promuovere anche metodi alternativi alla lapide in pietra come la dispersione delle ceneri in mare o sotto un albero, pur di non occupare anche la minima percentuale di spazio. Tuttavia, se i cimiteri si trovano soffocati per mancanza di spazio, l’urbanizzazione sempre più crescente ha permesso un crollo del prezzo degli appartamenti soprattutto nella periferia delle grandi città. Allorché molti trovano conveniente acquistare un appartamento per deporre le ceneri dei propri cari, pratica che è stata recentemente vietata dal governo. Così l’articolo 38 del nuovo regolamento sui funerali recita: “È vietato utilizzare appartamenti residenziali esclusivamente per la conservazione delle ceneri dei defunti; è vietato seppellire i resti dei defunti o costruire tombe al di fuori dei cimiteri pubblici”. Non è solo un ordine simbolico fra vita e morte che viene meno ma una incapacità di progettazione che sappia includere anche la morte, anche l’invecchiamento delle persone, anche il calo demografico. L’espansione urbana, dettata dal mercato, ha bisogno costantemente di costruire e vendere, non di rispettare il ciclo vitale di una persona, dalla nascita alla morte. Per questo, ciò che conta è il potere d’acquisto di una popolazione che, prima o poi, è soggetto a crisi perché dinanzi ad una espansione illimitata occorre fare i conti con i limiti biologici o biografici delle persone, con la morte. Una crisi prevedibile e proveniente da lontano, ovvero dalla bolla finanziaria delle grandi imprese edilizie cinesi che oggi si stanno accartocciando su se stesse, provocando gravi ripercussioni in tutto il pianeta. Ma ciò che salta in tutte queste considerazioni non è solo l’esplosione della bolla del mattone ma il far saltare quell’equilibrio fra morte e vita che rende le nostre città non più ospitali e, forse, neanche abitabili.
Certo Matteo , con l’inversione demografica e il numero delle morti superiori a quello delle nascite il tema della sepoltura si pone come problematico.
Senza andare in Cina, rilevo dalla stampa che anche il cimitero di Bisceglie è in crisi di disponibilità di loculi.
Ma guarda un po’ che adesso manco morire in pace ci e’ concesso e dobbiamo preoccuparci di dove ci metteranno?
Che sapremmo del nostro passato se non ci fossero state sepolture concepite per ricordarcelo? Nel conflitto fra il nobbbile marchese di Rovigo e di Belluno e il povero scopatore, alla contestata prossimità di tombe di rango diverso, viene opposto il ruolo di una morte/livella, destinata a riportare i piedi per terra o sotto terra a ciascuno. Raccomandazione vana a giudicare dai costanti conflitti che su questa soglia riflettono la contraddizione di un umano spesso dimentico della sua finitezza, quando rammentarla – senza ansia per carità! – potrebbe molto agevolarne la vita. I cimiteri, nelle loro molteplici forme, non sono un lusso, ma un patrimonio prezioso che varrebbe la pena difendere con maggior consapevolezza: dote che in definitiva, in quest’epoca confusa, nonostante il particolare caso qui illustrato, penso sia più viva in Cina che dalle nostre parti 🙂
Aggiungerei che il cimitero di Bisceglie , nel suo impianto otto-novecentesco, è il miglior quartiere costruito in città.
Coniuga ordine ed individualità.
Esprime anche un paradosso.
Persone che nella loro vita sono state tirate, tirchie , avide, ingenerose, quando si tratta della loro ultima dimora scialacquano , sperando di affidare all’arte ed alla maestria la memoria della loro vana gloria.
Questo fa si’ che il recinto dei defunti sia la parte artisticamente più ricca e articolata della citta’.
Poverini , dimenticano che saranno giudicati per quanto hanno fatto in vita e non per come si sono rappresentati.