In Cina, dagli appartamenti ai cimiteri

In Cina, dagli appartamenti ai cimiteri

7 Giugno 2026 3 di Makovec

Secondo l’articolo di Gianluca Modolo per Repubblica del 30 marzo, il governo cinese ha emanato un nuovo regolamento funerario (qui). Nominate come le Case delle ceneri, sono un fenomeno costantemente emergente e preoccupante in Cina. Data la forte espansione urbana degli ultimi decenni si è venuta a creare una sempre maggiore offerta di appartamenti, soprattutto in zone periferiche, e senza una minore disponibilità di espansione per i cimiteri. Questo ha prodotto un aumento vertiginoso delle spese d’acquisto dei loculi, i quali possono variare da 8.000 euro a 12.000 euro con punte di 25.000 euro. Prezzi proibitivi anche per coloro che scelgono di cremare i propri cari, pratica molto più diffusa che negli Stati Occidentali del mondo. Eppure, nella cultura cinese, anche la cremazione necessita di un luogo per far riposare i propri cari, anche sotto una lapide di pietra. Nonostante tutto questo, si viene a creare una sorta di sovra affollamento dei cimiteri che ha spinto il governo a promuovere anche metodi alternativi alla lapide in pietra come la dispersione delle ceneri in mare o sotto un albero, pur di non occupare anche la minima percentuale di spazio. Tuttavia, se i cimiteri si trovano soffocati per mancanza di spazio, l’urbanizzazione sempre più crescente ha permesso un crollo del prezzo degli appartamenti soprattutto nella periferia delle grandi città. Allorché molti trovano conveniente acquistare un appartamento per deporre le ceneri dei propri cari, pratica che è stata recentemente vietata dal governo. Così l’articolo 38 del nuovo regolamento sui funerali recita: “È vietato utilizzare appartamenti residenziali esclusivamente per la conservazione delle ceneri dei defunti; è vietato seppellire i resti dei defunti o costruire tombe al di fuori dei cimiteri pubblici”. Non è solo un ordine simbolico fra vita e morte che viene meno ma una incapacità di progettazione che sappia includere anche la morte, anche l’invecchiamento delle persone, anche il calo demografico. L’espansione urbana, dettata dal mercato, ha bisogno costantemente di costruire e vendere, non di rispettare il ciclo vitale di una persona, dalla nascita alla morte. Per questo, ciò che conta è il potere d’acquisto di una popolazione che, prima o poi, è soggetto a crisi perché dinanzi ad una espansione illimitata occorre fare i conti con i limiti biologici o biografici delle persone, con la morte. Una crisi prevedibile e proveniente da lontano, ovvero dalla bolla finanziaria delle grandi imprese edilizie cinesi che oggi si stanno accartocciando su se stesse, provocando gravi ripercussioni in tutto il pianeta. Ma ciò che salta in tutte queste considerazioni non è solo l’esplosione della bolla del mattone ma il far saltare quell’equilibrio fra morte e vita che rende le nostre città non più ospitali e, forse, neanche abitabili.