I Piani Costieri, mentalità da assimilare per sopravvivere al turismo selvaggio
Tornando sui due fenomeni in cui si imbattono le città costiere, fra concessioni e proroghe per stabilimenti balneari e un turismo frutto di una speculazione edilizia selvaggia, ci piace fissare un punto fermo e una probabile risposta che spinge alla riflessione nel passaggio fra il Piano di Utilizzo dei Litorali e il Piano Regionale delle Coste. Abbiamo parlato, per quanto riguarda le spiagge, del loro utilizzo economico a fini turistici, con un turismo che costantemente muta in termini sociali (villaggio turistico) e antropologici (tipo da spiaggia). Elementi che per il loro essere complessi e pervasivi ci porterebbero anche molto lontano nella riflessione e nell’analisi. Tuttavia, il problema di fondo che vogliamo analizzare in queste poche righe è il come si possa controbattere o arginare la turistificazione selvaggia a fini prettamente commerciali ed economici. Una turistificazione che vede nel villeggiante una persona da depredare il più possibile, con prezzi molto alti o con pagamenti per qualsiasi servizio. Spiagge che si vanno via via chiudendo sempre di più assumendo la conformazione di un villaggio chiuso in se stesso, dove non è possibile portare nulla dall’esterno, dove una giornata al mare diviene un salasso per il ceto medio che rischia di non potersi più neanche permettere le ferie. Un turismo massificato che, paradossalmente, rischia di diventare sempre più elitario, con prodotti di scarsa qualità venduti a prezzi inaccessibili. Un sistema pseudo imprenditoriale che, alla fine, svuota anche le città, con meno turisti, meno residenti, più strutture vuote e più appartamenti riconvertiti a B&B. Un sistema che può essere riletto all’interno di una complessità ben più ampia che ci viene offerta anche dai Piani urbanistici come il PUL e il PRC. Il PUL (Piano Utilizzo dei Litorali) è una forma di pianificazione regionale e comunale che disciplina l’utilizzo della costa a fini turistico-ricreativi come anche della zona immediatamente retrostante alla costa. Si tratta di una pianificazione che disciplina le aree demaniali di spiaggia libera e quelle che possono essere attrezzate per stabilimenti balneari. Secondo le nostre ricerche, la Regione Sardegna si è munita di un PUL a cui poi i vari Comuni contribuiscono recependo e attuando un loro Piano. Il Piano Regionale delle Coste (PRC), invece, è stato adottato dalla Regione Puglia e poi via via adottato e adeguato dai vari Comuni. Un Piano Regionale delle Coste e i vari Piani Comunali delle Coste che mirano non solo alla cessione o meno di permessi per la creazione di stabilimenti balneari o di ulteriori servizi ma spingono verso una valorizzazione del patrimonio culturale e paesaggistico delle coste. La visione che il PRC offre, dunque, non è solo quella di distribuzione dei servizi turistico-ricreativi ma soprattutto di una complessità che caratterizza le zone costiere, le quali non possono essere ridotte a mero utilizzo ricettivo o ricreativo. In altri termini, occorre tornare a pensare alle coste come zone di confine fra terra e mare, zone dove la biodiversità viene prima di uno stabilimento balneare, dove l’ecosistema è più importante del tramezzino scadente che posso comprare e disperdere nell’ambiente. Un Piano, come ben sappiamo, non può fare molto se non viene adottato non solo da una amministrazione ma anche dai cittadini e da un diverso modo di proporre turismo. Un Piano prima ancora di disciplinare e di diventare punto di riferimento per la promulgazione di leggi e atti amministrativi, necessita di essere spiegato, compreso, assimilato a livello culturale. Solo così possiamo ricomprendere le nostre coste, possiamo riconsiderare il modo attraverso cui pratichiamo il nostro turismo, possiamo riconoscere nelle nostre spiagge non solo un modo per fare soldi ma un patrimonio ecosistemico che garantisce la nostra stessa sopravvivenza.
Ricomprendere le nostre coste, ricomprendere le nostre città riflettendo sulle dinamiche dell’abitare e dell’andare e venire per turismo, riflettere sui meccanismi di trasformazione sociale in atto per avere uno sguardo sul futuro insieme. Grazie per il contributo!