Giustizia o punizione?
Is 35,1-6a.8a.10; Sal 145; Gc 5,7-10; Mt 11,2-11
Tornando sul tema dei giustizieri, ve ne è uno in particolare che associa la giustizia alla vendetta e alla morte, The Punisher. Frank Castle ex militare delle forze speciali, vede uccidere tutta la sua famiglia, a causa di alcuni boss della criminalità. Uno sterminio che susciterà in lui un desiderio di vendetta mai appagato. Un giustiziere solitario, affascinante nei fumetti e nei film, ma che ha da raccontare molto sul senso di giustizia, su come questa si mischi alla vendetta e alla punizione. The Punisher, infatti, è la giustizia derivata dalla vendetta, quella giustizia che forse anche Giovanni Battista si attendeva. Lo avevamo lasciato nel deserto, domenica scorsa, ad inveire con i farisei e chiamandoli razza di vipere, per cui la scure è posta già alla radice dell’albero. L’idea di un Messia che sta arrivando che assomiglia più ad un giustiziere punitore che a Gesù. Tant’è che manda dei suoi discepoli a chiedere a Gesù se è lui davvero il Messia o bisogna attenderne un altro. E Gesù manda i suoi emissari. Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!». Non era la punizione che stava giungendo ma la liberazione di ogni persona. Una luce nuova, più difficile e complessa da afferrare, però possibile. Noi ci immaginiamo, siamo anche cresciuti se vogliamo, con una giustizia fatta di punizioni per il non rispetto delle leggi, di alcune norme che ci hanno dato i nostri genitori. Una punizione per le trasgressioni, il che alle volte rende ancora più affascinante la trasgressione ma che non porta alla conversione. La punizione, infatti, non sembra portare alla conversione, ma ad un semplice “non lo faccio più”, il che vuol dire o che ho capito il limite o che la prossima volta non mi faccio scoprire. La punizione non suscita la conversione, perché la conversione la suscita la possibilità di un mondo altro, la liberazione delle persone dai loro mali, dai loro pesi, un orizzonte nuovo da cui scorgere il sole. Questo è ciò che davvero ci salva. Una liberazione che è molto più complessa della faciloneria delle punizioni. Infatti è molto più complesso, stando a ciò che afferma Isaia: vedere fiorire il deserto e la terra arida. È molto più complesso irrobustire le mani fiacche, rendere salde le ginocchia vacillanti, incoraggiare gli smarriti di cuore, come anche sostenere chi vacilla, soccorrere gli zoppi e via discorrendo. È molto più complesso aprire una strada nuova dentro un deserto che desertificare le regioni, scorrere su autostrade già preparate e già battute da altri. Ma la vigilanza, l’attesa e la ricerca del Signore si giocano su uno spostamento dalla zona di comfort, sull’affrontare la complessità della vita, scegliendo di rimanere all’interno di quella stessa complessità, senza fuggire da essa. È più difficile, se vogliamo, accompagnare tutte quelle persone raccontate nel Salmo, eppure il Signore viene così, in questa carne fragile, in questa carne non facile. In una giustizia che fa crescere la temperanza, la capacità di resistere, oltre la resilienza, oltre la sola resistenza. La temperanza è la capacità di affrontare ogni cosa guardando già oltre, avendo il coraggio anche di scelte controcorrente, anche accogliendo e accettando la possibilità di sbagliare ma senza mai lamentarsi. È il monito di Giacomo che incoraggia la comunità a non sedersi, a non accomodarsi nelle piccole conquiste di tempi passati, ma a protendere in avanti, a guardare all’agricoltore che, con pazienza, raccoglie. La vita spirituale, la vita credente, non è una vita mordi e fuggi, ma una vita da contadino, una vita artigiana, una vita che guarda a risultati giorno dopo giorno e non nell’immediato. Ed anche Giovanni ha bisogno di questo momento di conversione, come ciascuno di noi. Questo passaggio importante della sua vita in cui ha scelto vie non facili da seguire e sta pagando di persona. Eppure, nonostante sia in carcere, Gesù non lo libera, non distrugge tutti e non punisce Erode che ha fatto incarcerare Giovanni. Ma annuncia a Giovanni che è lui il Messia perché la giustizia è un altro modo di vedere le cose, un altro modo di intendere il cammino, un altro modo di guardare la realtà con lo sguardo della fede. Così, fra i nati di donna non è sorto uno più grande di Giovanni, perché anche nel buio del carcere è stato colui che ha preparato la via alla venuta nella carne di Gesù, come noi oggi prepariamo la via alla sua venuta nella gloria.