Depavimentare l’anima
Is 55,10-11; Sal 64; Rm 8,18-23; Mt 13,1-23
Depavimentare l’anima! Se oggi volessimo riflettere sulla liturgia della Parola, potremmo semplicemente dire questo: depavimentiamo l’anima. Il depaving è una tecnica urbanistica portata avanti da molti docenti e sindaci che consiste nel togliere l’asfalto lì dove non serve. Perché vivere con meno asfalto riduce il calore nelle nostre città, permette all’acqua di drenare, consente al suolo di ritornare fertile. Paolo Pileri ha affermato che vivere con l’asfalto è come vivere con un termosifone acceso notte e giorno. Ecco perché nelle città fa sempre più caldo e assistiamo a cambiamenti climatici repentini e difficili da gestire. Ma, oggi, non vogliamo parlare solo di urbanistica ma di una depavimentazione dell’interiorità. Un togliere tutto ciò che non ci permette di respirare, tutto ciò che non rende feconda la nostra vita. E questo lo possiamo fare perché c’è una profonda flessione e riflessione fra gli ambienti in cui viviamo e la nostra interiorità, il nostro stato d’animo. Emerge già dal Salmo in cui la visita del Signore è un rendere feconda la terra. Ma non solo la terra in quanto ambiente fisico ma anche la nostra interiorità, con un lavorio che facciamo noi con lo Spirito, in compagnia di Dio stesso. Non è solo un lavoro su se stessi, ma un lavoro in compagnia dello Spirito, in cui ci accorgiamo delle nostre aree sterili, degli ambienti degradati, della strada che non permette ai semi della Parola di attecchire come anche dei rovi, dei sassi e del terreno buono ancora presente. Riconoscere tutto questo è un lavoro che non facciamo in solitaria ma nello Spirito e con lo Spirito ci rendiamo conto di come questo lavoro sia colmo di silenzio e di attesa. Quel silenzio che grida di gioia perché vede venire la Parola, perché attende la Parola, come la pioggia e la neve che scendono giù dal Cielo. Una Parola che rende feconda la vita, in mezzo a tante altre parole che rischiano di avvelenarci o semplicemente ci scivolano addosso. Ma occorre preparare il terreno, quel terreno che in Gesù non è più solo una parabola ma che viene spiegata da Gesù stesso. Quel terreno che ha bisogno di essere scoperto in Cristo Gesù. Perché la parabola spiegata da Gesù non è solo una spiegazione di un concetto, ma la depavimentazione dell’anima seguendo Gesù stesso. In altre parole, è Gesù la spiegazione della parabola e la sua Parola è ciò che rende il mio terreno buono, un terreno fecondo. Ecco perché possiamo anche capire la parabola, ma per spiegarla occorre Gesù stesso, il quale afferma che gli altri non la comprenderanno “perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile, sono diventati duri di orecchi e hanno chiuso gli occhi, perché non vedano con gli occhi, non ascoltino con gli orecchi e non comprendano con il cuore e non si convertano e io li guarisca!”. Perché hanno asfaltato l’anima! È qui la differenza fra il terreno asfaltato e il terreno depavimentato: nella sensibilità ad attecchire della Parola/Seme. Una differenza importante e sostanziale in quanto tende alla liberazione di noi stessi. Depavimentare, infatti, non è solo un’opera architettonica o una decisione amministrativa ma una liberazione in cui ci accorgiamo di vivere in stretto contatto con tutto e con tutti. Vivere un’attesa con il mondo e del mondo come ricorda Paolo: nella speranza che anche la stessa creazione sarà liberata dal- la schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. Sappiamo infatti che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi. Non solo, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo. E l’attesa non è un non fare nulla ma un depavimentare l’anima perché la Parola possa attecchire.