Dal Mysterium allo Spirito

Dal Mysterium allo Spirito

9 Maggio 2026 0 di Makovec

At 8,5-8.14-17; Sal 65; 1Pt 3,15-18; Gv 14,15-21

Il teologo Rudolf Otto spiega come la nascita della religione sia legata al numinoso, ovvero al Mysterium Tremendum et Fascinans. In Dono e scelta, Michele Lucivero lo descrive come la manifestazione del totalmente altro, di ciò che attira e dall’altra parte fa paura, anzi proprio perché fa paura in quanto totalmente altro rispetto a noi, ci affascina, ci attira a sé. Questa meraviglia terribile e affascinante è per Rudolf Otto, la manifestazione del divino.Un evento straordinario, difficile da comprendere con le conoscenze umane, che ha generato la nascita delle religioni antiche. Un mistero tremendo e, al tempo stesso, affascinante. Come quel Dio terribile che abbiamo ascoltato nel Salmo, un Dio che non incute solo paura, ma al tempo stesso è straordinario e affascinante nelle sue opere. Il numinoso, dunque, è una caratteristica comune alla nascita di tutte le religioni, da quelle più ancestrali a quelle più evolute. Allora la domanda che sorge spontanea è: in cosa si differenzia il cristianesimo rispetto alle altre religioni? Una delle differenze ci viene proprio dalla Liturgia della Parola di oggi, ovvero la prossimità di Dio. Se il numinoso suscita un credere in qualche divinità, noi non solo crediamo in Dio ma nel Dio di Gesù Cristo, il che è una differenza profonda rispetto a tutte le altre religioni. Infatti, il nostro Dio non è solo un mistero tremendo e affascinante, non è solo il Dio terribile ma il Dio che dona se stesso, che dona lo Spirito. In questa chiave possiamo leggere lo specifico della Parola in Atti, quando Pietro e Giovanni sono mandati in Samaria e impongono le mani affinché anche loro ricevano lo Spirito. Mentre tutti si meravigliano di Filippo che scaccia i demoni, rischiamo di meravigliarci di meno dello Spirito che viene donato. Ma se lo scacciare i demoni è tipico di tante altre religioni tra cui Islam, Induismo, Buddismo, Taoismo, Ebraismo e religioni sciamaniche, il dono dello Spirito è lo specifico dell’essere discepoli di Cristo, dell’essere comunità, dell’essere Chiesa. Non ci meravigliamo, allora, dell’esorcismo quanto del dono dello Spirito che ci permette di compiere ogni guarigione e liberazione. Ed è nello Spirito che possiamo conoscere davvero il Signore ed essere pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi. Tuttavia questo sia fatto con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza, perché, nel momento stesso in cui si parla male di voi, restarono svergognati quelli che malignano sulla vostra buona condotta in Cristo. È la vita nello Spirito che ci permette di dare testimonianza non con l’eloquenza o la dialettica, ma con la condotta di vita, per come siamo tanto che chi maligna contro di noi possa rimanere svergognato, tanto che neanche il chiacchiericcio e le cose cattive che possono essere dette sul nostro conto attecchiscono. È quella differenza cristiana che significa rimanere in Gesù perché è Cristo stesso che ci dona lo Spirito. Non semplicemente il seguire dei precetti morali o sapere a memoria ogni minimo precetto, ma guardarsi in uno specchio e intravedere dentro di noi il volto di Cristo: questa è la vita nello Spirito. Non una vita che si distingue per abiti, costumi, usanze ma che guarda ciò che nessun’altro guarda, intravede la speranza lì dove gli altri vedono solo macerie, collabora a costruire un mondo nuovo e più giusto, lì dove altri non vedono via d’uscita. Questa è la vita nello Spirito. Così la vita cristiana non è semplicemente la visione di un Mysterium Tremendum et Fascinans, non si accresce per eventi prodigiosi o per miracoli da chiedere ad ogni nuovo tipo di santo. La vita cristiana si manifesta perché quel Mysterium ci è stato rivelato in Cristo Gesù, perché Gesù ci ha lasciato il suo Spirito, l’altro Paraclito, facendoci entrare nella comunione trinitaria, del Padre e del Figlio e dello Spirito. Per questo motivo, Gesù afferma che lui e il Padre vengono e prendono dimora nel discepolo, in colui che riceve lo Spirito. Ed è lo Spirito che non ci fa soffermare sugli eventi prodigiosi ma ci permette di scorgere il mondo da una visione differente, con uno sguardo diverso, con una speranza che il mondo antico non conosceva e che dice lo specifico di noi cristiani. Una speranza che libera, una speranza nella liberazione, una speranza che nello Spirito ci fa già da oggi vivere da persone libere, dinanzi a tutto e a tutti.