Città-pathos
Mamma, ho sepolto pathos in pancia, ora la ragione è il mio rottweiler da guardia, e guarda, non fa più una grinza la faccia, si confonde tra quelle dell’Isla de Pascua, viaggio fuori dalla pathosfera, sto andando fuori dalla pathosfera, troppi asteroidi nella pathosfera, fanno “tud, tu-tud, tu-tud, tud, tud”. Benvenuti nella Pathosfera, zona orbitale in cui il pathos è una forza di gravità che ci avvicina alle altre persone. Un luogo difficile da navigare, pieno di meteoriti, zeppo di tempeste, da cui sarebbe meglio starne alla larga. È il racconto che ne fa Caparezza in Pathosfera, dal suo ultimo album Orbit orbit. E nel suo viaggio nello spazio buio e silenzioso, Caparezza si imbatte in questa tempesta di meteoriti, nella zona della pathosfera, da cui avrebbe preferito rimanerne alla larga per non farsi troppo male. Ma nonostante i colpi, le frustrazioni, le cadute, le montagne che sembrano crollare addosso e le certezze che si sfaldano, alla fine ne vale sempre la pena tornare nella pathosfera, perché è l’unico modo per sentirsi vivi, per appartenere a questa grande umanità. Ma perché parlare di pathos quando, solitamente, ci preoccupiamo di città? Perché in un passaggio del testo, Caparezza canta: È per salvare la pelle che mi strappo di dosso l’alma, e finirò nel manicomio ad Arkham. Fra le tante citazioni di fumetti che costellano l’album e che appassionano il nostro autore, c’è Arkham, il celebre manicomio di Gotham city, città inventata e profondamente reale, nascosta nelle pieghe e nelle piaghe dei nostri sistemi urbani. Ed Arkham è il luogo in cui non solo vanno a finire i cattivi catturati da Batman, ma secondo Caparezza è il luogo dove vanno a finire tutti coloro che si strappano di dosso l’anima. Una affermazione interessante, perché profondamente vera. Nei racconti legati a Batman, siamo stati troppo abituati a vedere Arkham come una enorme pattumiera in cui gettare tutti i cattivi che, in realtà, a ben guardare, sono tutti gli scartati umani, tutti i rifiuti di una società che preferisce punire e sorvegliare ma non prendersi cura delle persone. Arkham è il luogo della massima sicurezza, dell’orrore che viene tenuto sotto controllo in quanto manicomio e carcere al tempo stesso. Ma Arkahm è, soprattutto, l’altra faccia di Gotham, il contraccolpo di una città per pochi, in cui tutti gli altri sono costretti o condannati a strapparsi di dosso l’anima, a fare a meno del pathos. Ma non per cattiveria o sadismo, ma perché Gotham, in qualche maniera, è la metropoli che vive senz’anima, che costringe a strapparsi di dosso l’anima pur di sopravvivere, pur di non cedere alla solitudine e all’anonimato. Ecco, allora, perché il pathos è un degli elementi costituenti non solo il nostro vivere ma anche la città stessa. Una città senza pathos è una città che non riesce a costruire comunità, una città condannata alla sorveglianza e alla sicurezza perché l’altra persona potrebbe, in qualsiasi momento, aggredirmi, derubarmi, uccidermi. Una città senza pathos è quella in cui ogni cittadino potrebbe essere un criminale in potenza, capace di commettere una strage. Un modello di città che risulta essere un incubo e di cui Arkham rischia di diventare la normale soluzione. E, allora: Mamma, sta tornando pathos a galla, scava dentro me che pare un tarlo, una talpa, e danza, dentro la mia pancia, farfalla piano piano sta ridando sangue a un fantasma, voglio tornare nella pathosfera, passare i giorni nella pathosfera, anche se i colpi nella pathosfera, fanno “tud, tu-tud, tu-tud, tud, tud.
Bellissimo brano di un artista a tutto tondo. Tra colleghi , qualche giorno fa, ci confessavamo qualcosa di simile.
Se non sia preferibile il distacco passionale dal mondo reale, rinunciando alla illusione di modificarlo, di migliorarlo. Si soffre meno.
Sistema politico, prevaricazioni di potere, burocrazia sono mostri imbattibili. Lasciare la pathosfera e rifugiarsi nel mondo irreale della immaginazione appare la sola via di salvezza
A breve ci reimetteremo nella “pathosfera” con un insolita azione durante il prossimo “Terminalia Festival”….staytuned