Acqua e architettura

Acqua e architettura

8 Novembre 2025 0 di Makovec

Ez 47,1-2.8-9.12; Sal 45; 1Cor 3,9c-11.16-17; Gv 2,13-22

L’architetto di origini veneziane Carlo Scarpa può aiutarci ad interpretare la Liturgia della Parola di questa domenica in cui festeggiamo la Dedicazione della Basilica Lateranense, Cattedrale di Roma e chiesa madre di tutte le chiese. Perché proprio Carlo Scarpa? Perché le sue architetture dialogano proprio con un elemento primordiale della cultura e della civiltà: l’acqua. Non solo elemento primordiale ma anche essenziale per la vita in ogni sua forma e specie, ad ogni latitudine e longitudine. Il dialogo fra architettura e acqua intessuto da Carlo Scarpa è ciò che permette di ridefinire i luoghi, di interpretare lo spazio in un modo differente e sotto una luce completamente nuova. Ed ecco perché i richiami di Scarpa non sono solo alla cultura occidentale ma anche alla cultura orientale, lì dove l’acqua forma giardini zen, per la meditazione. C’è una consonanza che lega l’acqua al sacro, che lega l’acqua alle architetture sacre e, in modo particolare, al tempio. Acqua e architettura dicono un luogo sacro, dicono la presenza di una vita zampillante, di una vita che risana la terra e il territorio, di una vita che sgorga dal tempio e su cui il tempio viene costruito. Acqua e architettura dialogano costantemente e, se vogliamo, è la forma della nostra stessa vita cristiana, vita di battezzati. Battezzati in un’acqua zampillante, con un’acqua che sgorga dal tempio che, per noi, è Cristo Gesù. E la curiosità di quest’acqua è che zampilla, come ricorda Ezechiele, dal Tempio per raggiungere i differenti territori. Mentre molta della nostra pastorale sembra andar controcorrente, dall’esterno verso il Tempio, l’acqua zampilla dal Tempio per giungere all’esterno, nei territori, come un torrente che sfocia verso il mare, che incontra il fine della sua stessa corsa e, durante la corsa, risana e guarisce. Il movimento dell’acqua e l’uscita dal Tempio, lo sgorgare all’esterno del Tempio, la cui facciata è il volto stesso di Dio. Ed ecco perché nel Salmo preghiamo: Dio è per noi rifugio e fortezza, aiuto infallibile si è mostrato nelle angosce. Perciò non temiamo se trema la terra, se vacillano i monti nel fondo del mare. Non è solo tempio ma rifugio e fortezza quando siamo per strada, quando abitiamo le nostre città, quando siamo angosciati o quando la vita sembra arrancare, attingiamo acqua zampillante proprio dal tempio. E di architettura ci parla anche Paolo quando afferma che egli ha costruito come un saggio architetto. Ha costruito su un fondamento che è Cristo Gesù, su quel fondamento da cui ogni costruzione cresce ben ordinata e che sappiamo rimanere. Ed anche nelle nostre comunità, ci sono elementi che rimangono, situazioni e storie che durano perché sono costruite su Cristo, in forme e motivi differenti, fino a scoprire che quell’architettura del Tempio siamo noi stessi. Quel tempio da cui sgorga l’acqua zampillante siamo noi stessi e questo lo ha raccontato Gesù stesso quando ha parlato del Tempio del suo Corpo. Quella risonanza fra acqua e architettura che formava il tempio in visione ad Ezechiele siamo noi stessi, oggi, in Cristo, in quanto battezzati. E siamo noi quel torrente che vivifica, come anche quella costruzione che è dimora dello Spirito, pietre vive della Chiesa. Per questo motivo, oggi, la festa della Dedicazione di san Giovanni in Laterano è la festa della Chiesa tutta, la festa di tutti noi. Allora comprendiamo la profondità di quel gesto di Gesù, dello scacciare i mercanti dal Tempio, scena emblematica che ancora oggi ha da dirci molto. Scienza emblematica che ci dice come non possiamo essere oggetto di merce e ci occorre lottare contro ogni tipo di mercificazione del tempio di Dio, come anche del nostro stesso corpo. Perché siamo Tempio dello Spirito, Corpo di Cristo, luogo sacro in cui, come ricorda Scarpa, acqua e architettura dialogano.