A Manila, dai cimiteri agli appartamenti

A Manila, dai cimiteri agli appartamenti

14 Giugno 2026 2 di Makovec

Dopo la Rivoluzione Edsa e la feroce dittatura di Marcos, Manila ha conosciuto un grande sviluppo manifatturiero grazie all’ingresso di capitali esteri. Tuttavia, questa situazione non ha permesso uno sviluppo abitativo consono alla crescente manodopera che dalle campagne si è spostata in città. Così sottolinea l’articolo di Fabio Lovati per Il Venerdì di Repubblica (qui). Un sempre più crescente sviluppo dell’economia non è stato sinonimo di uno sviluppo della qualità della vita e dell’abitare, così molte persone hanno chiesto asilo alla città dei morti. Secondo Lovati circa un tredicimila persone vive nei cimiteri di Manila da ormai quasi trent’anni come risposta all’emergenza abitativa e con la possibilità di avere un rapido contatto con le zone più ricche della città. La vita nel cimitero si caratterizza per una quotidianità che si confronta, giorno dopo giorno, con la morte, con la precarietà stessa della vita. Sono forme abitative informali, in cui i vivi riposano ai piedi dei morti. Creando, in questo modo, una zona di confine fra la vita e la morte che viene abitata da quelle persone che non trovando rifugio nella città dei vivi, allora si confrontano con la loro stessa morte e con la morte delle altre persone. Alcuni di essi lavorano nel cimitero, altri trascorrono la loro vita giocando fra le tombe, allestendo baracche in mezzo alle lapidi. Alcune persone ammettono di aver provato un certo senso di diffidenza all’inizio, oppure una sorta di repulsione all’idea di vivere in mezzo ai morti. Tuttavia, dopo averci fatto l’abitudine ecco che la vita si mette dinanzi alla morte, l’abitare viene condiviso a causa di una ricchezza che scarta sempre più persone. E quelle persone, anche a livello simbolico, vanno a vivere in mezzo ai morti, in mezzo a quelle abitazioni in cui il merito, le disparità, le disuguaglianze non contano più nulla. Ma è interessante l’affermazione riportata da Lovati nel suo articolo: «Non ti preoccupare, qui è tutto normale: a Manila c’è così tanta vita che non sembra più esserci spazio per la morte». Le disparità messe in atto dal capitale e dal governo dei vivi sui viventi, hanno permesso la nascita di una vita lì in mezzo ai morti. Una vita informale, una vita ricca di storie, di interstizi, di resistenza contro i processi di accumulo e depauperamento del suolo. Una vita che dinanzi alla morte acquista tutto il suo senso precario, ciò che il capitalismo e il potere non permette. Ma una vita che crea comunità, che danza con la morte e dinanzi alla morte. Così, per una volta, la città dei morti ha da insegnare alla città dei vivi che tutto di noi è precario e che l’unico modo di abitare è non per la morte, ma dinanzi alla morte.